La complessità del senso
24 09 2017

Quo vado?

film_quovadoQuo vado?
Regia Gennaro Nunziante, 2015
Sceneggiatura Gennaro Nunziante, Checco Zalone
Fotografia Francesco Di Giacomo
Attori Checco Zalone, Eleonora Giovanardi, Sonia Bergamasco, Maurizio Micheli, Ludovica Modugno, Lino Banfi, Angelica Napa,  Adam Nour Marino, Antonino Bruschetta, Fabio Casale, Massimiliano Montgomery.

Persuasione occulta, in trasparenza. Buone maniere e tesi ferrea: divertitevi pure al cinema con tutta la famiglia, ma se ancora siete per il posto fisso, dovete cambiare idea. La Prima Repubblica non si scorda mai? Non è vero, scordare si può. Guardate Checco. Il posto nella sede della Provincia a due pedalate da casa, il controllo sulla caccia alla quaglia, i timbri da apporre, la “riconoscenza” dei cacciatori, la sicurezza a fine mese, il pranzo a tavola preparato dalla mamma, l’unico problema sarebbe l’assedio di una fidanzata a rischio nubilato fisso, interessata soltanto alla sistemazione con tredicesima a dicembre. Ma poco male, l’importante è la vita tranquilla. Siamo in Puglia, il quadretto è dell’italiano impiegatizio a vocazione parassitaria (a rischio l’equivalenza con l’antica figura del suonatore di mandolino), guai a toccargli i piccoli-grandi privilegi assicuratigli dalla protezione politica del senatore Binetto (Lino Banfi), rottamato ma utile. E’ per i suoi consigli – e per il bene dei genitori (Maurizio Micheli e Ludovica Modugno) con i quali il giovane ancora vive – che la resistenza di Checco a farsi da parte appare insuperabile alla dottoressa Sironi (Sonia Bergamasco), dirigente carrierista agli ordini del ministro Magno (Antonino Bruschetta), esecutore del piano di chiusura delle amministrazioni provinciali. Firmi le dimissioni e se ne vada, avrà in compenso una considerevole buonuscita: niente, Checco non molla, subisce il trasferimento nei luoghi più remoti e impensati e si ritrova addirittura nel cuore dell’Africa nera, ma non rinuncia al posto fisso. La catena delle battute che cinge i quadri situazionali delimita il confine di un paradosso comico non spinoso i cui esiti “filosofici” funzionano da pista di atterraggio per una “giusta” accettazione della realtà: alzare il culo e darsi da fare, lavori comodi non ve ne sono più. Sicché, proprio dal suo disperato girovagare coatto arriva a Checco il momento magico del cambio evolutivo. Quando si ritrova al Polo Nord in una base scientifica italiana per lo studio dei ghiacciai, il giovane meridionale a una dimensione rinasce a nuova  vita, incontra la ricercatrice Valeria (Eleonora Giovanardi) e apprende in che cosa consista oggi la civiltà. Seguendo Valeria in Norvegia, Checco si ritrova a tavola con una prole diversificata per colore di pelle e provenienze culturali: è l’ultimo di una serie di “amici” incontrati dalla ragazza durante il suo girovagare scientifico; imparerà a non strombazzare col clacson quando scatta il semaforo verde, raccoglierà i rifiuti con cura, si farà perfino crescere un bel pizzetto biondo. Il posto fisso è per sempre lontano. Tutto a posto, tutto bene nella nuova civiltà? Colpo di scena: dal palco di Sanremo deflagra l’immagine di Al Bano e Romina “tornati insieme”. Potenza della televisione (dalla quale Zalone proviene), scende una lacrima sul viso di Checco, prevale infine l’esigenza del parcheggio in doppia fila. Si può tornare al Sud, a cantarsela ancora alla Celentano, sorridenti, paciosi e forti di una nuova coscienza. Con una bambinetta in braccio, Checco non avrà l’assegno familiare, ma che importa? Gli euro destinati alla sua buonuscita possono prendere la via degli aiuti per la fornitura di medicinali laddove ancora gli sciamani hanno voce in capitolo – finisce bene la favola africana.  L’obbiettivo è comunque centrato, ne siamo tutti persuasi. 

Franco Pecori

 

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1 gennaio 2016