La complessità del senso
25 09 2017

Natale col boss

film_natalecolbossNatale col boss
Regia Volfango de Biasi, 2015
Sceneggiatura Volfango de Biasi, Alessandro Bencivenni, Francesco Marioni, Tiziana Martini, Lillo , Greg.
Fotografia Tani Canevari
Attori Claudio Gregori (Greg), Pasquale Petrolo (Lillo), Francesco Mandelli, Paolo Ruffini, Giulia Bevilacqua, Francesco di Leva, Enrico Guarneri, Francesco Pennasilico, Peppino Di Capri.

Francesco Mandelli e Paolo Ruffini, due poliziotti a caccia di un boss della mala napoletana (ma forse internazionale), cattivissimo: può essere. Forse. Mandelli, dopo i giretti natalizi a Miami (2005) e New York (2006), era Dante Alighieri giusto nel marzo scorso, per l’aggiornamento dei peccati nella risistemazione dell’Inferno (La solita commedia). Ora con Ruffini, fanno una coppia di agenti senza un’identità troppo precisa: non è colpa loro, è il mondo che gira un po’ strano e i due si sentono un po’ stralunati. Si appostano in cima ai tetti come due cecchini – sì, ne vediamo quasi ogni sera nel Telegiornale e nei film tratti da una storia vera, anche americana – e quando finalmente beccano il boss in persona scoprono che se la fa nientemeno che con il loro capo, il Commissario Zaganetti (Enrico Guarneri). Non c’è più religione. Non è ancora scambio di persona ma poco ci manca. Lo scambio vero arriva subito. Entrano in scena il chirurgo estetico Greg e il suo anestesista Lillo. La banda di napoletani li ha individuati come degni professionisti per il cambio di faccia del boss, cambio necessario dopo che Zaganetti ha rischiato di compromettere il proficuo rapporto segreto. Sul valore professionale degli artefici nessun dubbio, basta osservare la loro paziente tipo in una delle gag fulminanti del film. E però sono distratti. Il boss voleva essere Di Caprio e Greg e Lillo hanno capito Di Capri. La trasformazione è venuta benissimo, il boss è tale quale a Giuseppe Faiella da Capri (27 luglio 1939). Là per là sembra un bell’impiccio, ma presto Il boss entra nella parte, si adatta volentieri alla dimensione divistica e prova perfino a cantare come Peppino. Polizia, chirurgia estetica, malavita, spettacolo… linguaggi che s’intrecciano, persone che si scambiano in un rincorrersi a ritmo di tagli e di inserti per un quadro dinamico e divertente della società in confusione. Peppino Di Capri “subisce” spiritosamente l’incastro, sorride di se stesso e del proprio mitico successo, dagli anni Sessanta a “Champagne”. Montaggio rapido e visione intelligente di un mondo comico da prendere anche sul serio. Anche a Natale.

Franco Pecori

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16 dicembre 2015