La complessità del senso
22 11 2017

Cover Boy

film_coverboy1.jpgCover Boy
Carmine Amoroso, 2006
Eduard Gabia, Luca Lionello, Chiara Caselli, Francesco Dominedò, Gabriel Spahiou, Luciana Littizzetto.

Un ristorante nel posto più bello del mondo. Il posto è il delta del Danubio. Ian (Gabia) lo sogna fin da bambino, gliene parlò il padre prima di rimanere ucciso durante le manifestazioni per la libertà a Bucarest. L’idea di aprire un ristorante italiano nasce dall’incontro, a Roma, con Michele (Lionello), un quarantenne che a stento riesce a tirare avanti con lavori precari. La storia del ragazzo è immersa nelle vicende della Romania. Dopo la caduta del muro di Berlino, rimasto solo, Ian si fa convincere da un amico a partire per Roma: restando in Romania, il suo mestiere di meccanico non gli darà certo le soddisfazioni economiche né il piacere di vivere che invece potrà trovare in una società più “evoluta”. Le cose non saranno così facili. Il giovane, inesperto e ingenuo, finirà presto nella precarietà e nell’emarginazione dell’immigrato senza permesso di lavoro. Non molto più fortunato di lui, Michele, il quale comunque lo aiuta, gli subaffitta un letto nella povera casa in periferia, di proprietà di una figurante (Littizzetto) “acida”, in eterna attesa di una vera parte nel cinema. Quando tutto sembra ormai dover finire, mentre anche per Michele svanisce l’ultima opportunità di restare in una ditta di pulizie, Ian viene “catturato” da una fotografa alla moda, la quale vede nel suo volto “pulito” il colpo di fortuna, l’immagine che cercava da tempo. Ma Ian è pulito anche dentro e non sopporta di vedersi usato come un “cover boy”. Meglio sarà riandare a quel sogno del delta. Film drammatico senza virgolette, questo secondo lungometraggio di Amoroso (Come mi vuoi, 1996), rende con delicata sensibilità non convenzionale la vicenda di Ian e Michele, sottraendola al rischio di una tematica prevedibile, quale può essere  il vuoto complementare prodotto dalla sconfitta del comunismo e dall’avanzata aprospettica del capitalismo. Bravi i due protagonisti nell’esprimere la solitudine e il disagio di chi, nel mondo attuale, cerca di andare oltre la sopravvivenza senza rinunciare alla dignità. Amoroso “documenta” tali sentimenti con discrezione e con profonda verità, tanto che l’inserimento di spezzoni documentari sui moti contro la dittatura non produce alcuna stonatura.

Franco Pecori

Print Friendly

21 marzo 2008