La complessità del senso
16 12 2017

Questa notte è ancora nostra

film_questanotteeancoranostra.jpgQuesta notte è ancora nostra
Paolo Genovese e Luca Miniero, 2008
Nicolas Vaporidis, Valentina Izumì, Massimiliano Bruno, Ilaria Spada, Paola Tiziana Cruciani, Maurizio Mattioli, Franco Califano, Hal Yamamouchi, Zhang Xu, John Yat Liu, Nishino Massatosi, Shi Yang, Luca Angeletti, Ettore Bassi, Giovanni Floris, Michele La Ginestra, Francesco Pannofino.

Passata la Notte degli esami, Genovese e Miniero (Incantesimo napoletano, Nessun messaggio in segreteria) sfruttano la promozione degli sceneggiatori, Fausti Brizzi e Marco Martani, per cavalcare, con l’aiuto dell’ennesimo “bombardamento a tappeto” – nelle sale in 450 copie – la tendenza del nostro cinema a “rispettare” le preferenze del pubblico, specialmente “giovane”. Ecco dunque un’altro film romantico/brillante/romanesco, pieno di arguzie “sociologiche” che fanno un bel buco nella ciambella ben cotta e presentata bene. La maschera di Nicolas Vaporidis già basterebbe da sola a garantire la soddisfazione delle aspettative. Il suo è ormai un unico personaggio, protagonista di un lungo serial di successo. Siamo nella perfetta tradizione della commedia italiana. Tradizione confermata anche con l’intelligente innesto di elementi “etnici”, còlti stavolta nei dintorni di Piazza Vittorio (Roma), luogo dell’integrazione extracomunitaria. E infatti, accanto a Massimo (Vaporidis), figlio di “cassamortaro” (pompe funebri) e con vocazione da rock-star, troviamo la cinese (in realtà italo-giapponese) Jing (Izumì), in un ruolo da “povera ma bella” di antica memoria, aggiornato secondo le istanze più attuali. E visto che la memoria ci ha riportato al Risi del 1957, diciamo che Massimo e il suo amico Andrea (altro elemento della band musicale in cerca del primo CD) somigliano più alla coppia Arena-Salvatori che ai Blues Brothers targati anni ’80. Altro elemento importante del film è Mattioli, nella parte del padre di Massimo. A lui la sceneggiatura affida la sponda “umana” su cui appoggiare le battute fulminanti, che altrimenti resterebbero in una dimensione troppo superficiale. Era necessaria una di quelle preziose figure “minori”, che ancora fanno rimpiangere il vecchio avanspettacolo, e la si è saputa individuare. Infine Califano, sempre più spiritoso con se stesso, “simpatico e spietato” discografico, che ne ha viste tante e non si lascia incantare dalle ingenue aspirazioni di un gruppo di ragazzi. Misurato e giusto nella macchietta, dà forza alla soluzione “romantica” di Massimo e Jing, il cui amore trionfa anche sulle difficoltà “culturali” derivanti dalla diversità delle famiglie d’origine. Le canzoni di Daniele Silvestri contribuiscono alla qualità non volgare della confezione.

Franco Pecori

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al cast del film
Francesco Gatti per Rainews24

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19 marzo 2008