La complessità del senso
18 11 2017

Grande, grosso e Verdone

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Grande, grosso e Verdone
Carlo Verdone, 2007
Carlo Verdone, Claudia Gerini, Geppi Cucciari, Eva Riccobono, Emanuele Propizio, Andrea Miglio Risi, Martina Pinto, Clizia Fornasier, Vincenzo Fiorillo, Alessandro Di Fede, Stefano Natale, Anna Maria Torniai, Roberto Farnesi, Marco Minetti. 

Per non lasciarsi toccare dalla volgarità di cui dice di sentire il disgusto, Verdone, 57 anni, al suo ventiduesimo film da regista, carica le scenette di un mimetismo iperbolico che, in sostanza, finisce per farsi “perdonare” l’intenzione critica e rende, se non proprio divertenti, gradevoli i personaggi “riattivati” a grande richiesta dei fans via email. A 27 anni da Bianco, Rosso e Verdone, lo sguardo è rivolto indietro, al periodo più brillante della comicità del tipo Un sacco bello, quando il successo poggiava sulle qualità dell’attore, sulla sua capacità di “fotografare” alcuni tipi contemporanei tra i più riconoscibili, restituendoli – per così dire – al mittente in forma quasi di calcomania. Poi, Verdone ha voluto fare il passo della commedia, perdendo in immediatezza, un po’ com’era successo, fatte le debite proporzioni, al suo maestro Sordi, anch’egli molto più bravo e ficcante da attore che da regista. E ora, questa “rimpatriata” risulta forzata, appesantita da un ritmo sonnacchioso, quasi a denunciare il passare degli anni, in una resa vagamente patetica al mercato della nostalgia. Per paradosso, i tre tipi protagonisti dei tre minifilm di cui Grande, grosso e Verdone è composto, fanno l’effetto complessivo di essere così lontani dal “vero” da sembrare perfino ossequiosi verso il loro referente. Per dire, il Papa non attende certo, per la Giornata mondiale della gioventù, boy scout come il Leo del primo atto. E nessun figlio, pur educatissimo, resisterebbe a non ribellarsi apertamente ad un padre come il professor Cagnato del secondo atto, figura pre-pre-Sessantotto, tanto archeologica da dover essere estremizzata oltre il limite della caricatura. Infine, al terzo atto, la coppia di “cafoni”, Moreno ed Enza (Gerini), in vacanza/cura psicoanalitica a Taormina, mentre sembrerebbe più credibile come “specchio dei tempi”, è stiracchiata in una sottolineatura infinita e pesante, tale da estenuare un possibile senso di verismo critico. Tuttavia, finché si sta all’interno del film, la “vittoria” della volgarità sui suoi “critici” (compreso Verdone) può restare relativa alle forme espressive. Più concreta la “volgarità” dell’uscita “a tappeto” nelle sale, con oltre 800 copie.

Franco Pecori

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guarda il video dell’intervista
a Carlo Verdone e Claudia Gerini
di Francesco Gatti per Rainews24

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7 marzo 2008