La complessità del senso
26 09 2017

Sonetàula

film_sonetaula.jpgSonetàula
Salvatore Mereu, 2007
Francesco Falchetto, Manuela Martelli, Antonio Crisponi, Serafino Spiggia, Giuseppe Cuccu, Lazar Ristovski, Giselda Volodi.

Conoscere la Sardegna. Banditi a Orgosolo è del 1960. Vittorio De Seta indicava con quel saggio esemplare sulla vita dei pastori e sul loro destino segnato dal crudo e crudele contesto, una via per lo scavo poetico della traccia neorealistica mentre stavano per uscire i nuovi capolavori di Visconti, Fellini, Antonioni, Pasolini.  La lunga parentesi della commedia, chiusa e riaperta più volte in un’altalena infinita, non ha poi attenuato l’istanza di un cinema d’impegno artistico, la cui valenza espressiva fosse prioritaria rispetto alla ricerca del target commerciale. Tra i tentativi che testimoniano la vivacità culturale non sopita del cinema italiano, questa tragedia isolana attinta dal romanzo di Giuseppe Fiori ripropone il tema di una sofferenza interna, silenziosa e quasi muta, dalle radici profonde e antiche, sarde – non c’è altra parola per definirle. La specificità del contesto rappresentato rende il racconto e il film universali proprio nella loro intaccabile singolarità, originalità. Vero da toccarsi con mano eppure fantastico più della fantascienza, il “paesaggio” che anima i sentimenti di Sonetàula (“sonu ‘e taula”, suono di tavola, rumore di legna), servo-pastore dodicenne nel 1937 e giovane bandito nel 1950, è fatto di dettagli fisici che hanno il potere di aprire porte alla meditazione e abissi di indicibile coinvolgimento. A sintetizzare in poche parole la vicenda si rischia di banalizzarla in uno schemino astratto ed estraneo. Non a caso Mereu, premiato per Ballo a tre passi a Venezia 2003 (Settimana della critica), e vincitore del David di Donatello 2004 (Migliore Opera Prima), ha voluto che il protagonista (Falchetto) non fosse un attore di professione. Non è questione di verismo, bensì di consapevole autenticità. Sonetàula vive con il gregge nell’entroterra nuorese, in montagna d’estate e verso il mare d’inverno, insieme al nonno (Spiggia) e allo zio Giobatta (lo stesso Cuccu del film di De Seta). Deve prendersi sulle spalle il peso di un’ingiustizia subita dal padre, reagisce e, ricercato dai carabinieri, finisce latitante in una banda di fuorilegge. Non potrà godersi l’amore per Maddalena, la ragazza che ha sempre desiderato. Detto così, il sentimento di Sonetàula, può somigliare a quello di qualsiasi altro giovane. Ma c’è la lingua sarda, il suono dell’ambiente, il modo di guardarsi attorno, di stare a contatto con il bosco, di prendersi le pause essenziali nella giornata e nella notte, il tempo di decidere, di ascoltare gli impulsi che vengono da una tradizione lontana e presente. Insomma c’è la Sardegna, anzi c’è una Sardegna (Nuoro non è Cagliari) da conoscere. Un mondo ancora poco più che intuibile. C’è quel tanto di mistero imprigionato nel mirino della cinepresa, quel tanto che fa del film di Mereu un dono prezioso, prezioso come la luce elettrica, arrivata in quelle povere case nel secondo dopoguerra.

Franco Pecori

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7 marzo 2008