La complessità del senso
17 12 2017

Rendition – Detenzione illegale

film_rendition.jpgRendition
Gavin Hood, 2007
Jake Gyllenhall,  Reese Witherspoon, Omar Metwally, Alan Arkin, Peter Saarsgard, Meryl Streep, Omer Metwally, Igal Naor, Zineb Oukach, Moa Khouas.

Dai ghetti neri di Johannesburg dov’era cresciuto Tsotsi il regista sudafricano Gavin Hood (Il suo nome è Tsotsi, Oscar 2006 al miglior film straniero) passa alle prigioni dove si torturano cittadini stranieri residenti neglio Stati Uniti e sospettati di terrorismo internazionale, dopo averli “rapiti” in base alla pratica americana della “Estraordinary rendition”. Siamo nel Nordafrica. L’agente della Cia Douglas Freeman (Gyllenhall)  ha dei sussulti di coscienza sul metodo usato dal capo delle prigioni segrete, Abasi Fawal (Naor), per interrogare Anwar El-Ibrahimi (Metwally), un ingegnere chimico, americano di origine egiziana. La moglie di Anwar, Isabella (Witherspoon), incinta, tenta invano di rintracciare il marito scomparso durante un volo da Città del Capo a Washington. Tramite un amico,  aiutante di un senatore solitamente attento ai problemi del diritto, la donna prova a rivolgersi direttamente al capo della Cia, Corinne Whitman (Streep), con zero risultati. L’inflessibilità della responsabile dei servizi americani si somma all’accanimento di Fawal, già turbato per i contrasti con sua figlia Fatima (Oukach), fidanzata con Khalid (Khouas), un ragazzo probabilmente legato al fondamentalismo islamico. Il problema della “sicurezza nazionale” e del rispetto dei diritti umani, di stretta attualità, è affrontato con rispetto per le diverse posizioni. I dubbi di Douglas, la sua partecipazione emotiva alla sofferenza del “prigioniero” (bravissimo Metwally) sono inseriti in un tessuto complessivo di cui fanno parte la rigidità glaciale della Streep e la sofferta  aggressività del poliziotto torturatore e padre di famiglia, l’amore ingenuo di Fatima per Khalid e il tormento del ragazzo che si porta dentro il dolore per la tragica fine di un fratello attivista. La struttura del film è funzionale a tale intrigo doloroso e contribuisce efficacemente alla necessaria crescita di una nuova consapevolezza universale.

Franco Pecori

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29 febbraio 2008