La complessità del senso
21 09 2017

Il mattino ha l’oro in bocca

film_ilmattinohaloroinbocca.jpgIl mattino ha l’oro in bocca
Francesco Patierno, 2008
Elio Germano, Laura Chiatti, Martina Stella, Narlo Monni, Raffaella Lebboroni, Fiorenza Pieri, Gianmarco Tognazzi, Umberto Orsini, Francesco Casisa, Corrado Fortuna, Dario Vergassola, Gerardo Amato, Donato Placido, Pietro Fornaciari, Antonio Buonuomo, Maria Grazia Schiavo, Edoardo Gabriellini, Maurizio Tabani.

Pinocchiesco. Patierno, dopo Pater familias (2003) continua un suo discorso sulle derivazioni, sulle radici, sulle responsabilità, sulla difficoltà a liberarsi dai condizionamenti di un’origine infantile dell’errore. E nella presentazione del film tratto dal libro autobiografico Il giocatore di Marco Balbini, ex DJ radiofonico e partner di Fiorello (a Radio Deejay molti anni fa e ora a Radiodue), il regista svela la chiave letteraria di questa specie di traduzione mitologica, dove il giocatore è un Pinocchio che «cerca di liberarsi in vita dal suo destino di marionetta». Patierno evoca le riflessioni di un saggista come Elémire Zolla sulle tradizioni e sulle loro forme “puerili”. Ancor più profonda la “diagnosi” che di Pinocchio ebbe a formulare Emilio Garroni, di un burattino che corre «verso la morte» e quindi verso la vita di bambino, con le sue responsabilità (Pinocchio uno e bino, Laterza, 1975). Con tali premesse, il compito affidato a Germano non era affatto semplice. Il personaggio di Baldini, un ragazzo che si lancia nell’avventura della “diretta” senza schivarne i rischi e, anzi, addizionandovi quelli del gioco (cavalli e poker), fino a bruciarsi nell’inferno dei farabutti e degli strozzini, aveva bisogno di una tridimensionalità oltre l’immediatezza dell’affresco realistico. Superando brillantemente gli agguati del macchiettismo, l’attore (già bravo in Mio fratello è figlio unico di Luchetti, 2007) dà alla figura di Marco la giusta articolazione personale. Non si sofferma, non “appoggia”, ma non rinuncia certo a recitare, mostrando una crescente e ancor promettente consapevolezza. Il film lo sostiene per quel che può, data la struttura quasi-diaristica che non sfonda il recinto “bio”, laddove forse ci si sarebbe potuti inoltrare in una rappresentazione più critica degli anni ’80, della loro cupa inutilità. Resta comunque il senso dell’iquietudine soffusa in una Milano triste e squallida; e di una soluzione sospesa, nonostante la “toppa” finale sul tessuto liso della trama e nonostante l’uso insistito e non sempre opportuno della “voce narrante”. Da segnalare la più che discreta prova degli altri attori, specie Orsini (lo strozzino), Chiatti (la cassiera della sala corse), Fortuna (Rosario, preannuncio “bestiale” di Fiorello), Vergassola (direttore di Radio Deejay).

Franco Pecori

 

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guarda il video dell’intervista
a Elio Germano
di Francesco Gatti per Rainews24

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29 febbraio 2008