La complessità del senso
24 11 2017

Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet

film_lostraordinarioviaggioditsspivetL’extravagant voyage du jeune et prodigieux Spivet
Regia Jean-Pierre Jeunet, 2013
Sceneggiatura Guillaume Laurant, Jean-Pierre Jeunet
Fotografia Thomas Hardmeier
Attori Helena Bonham Carter, Judy Davis, Callum Keith Rennie, Kyle Catlett, Niamh Wilson, Jakob Davies, Rick Mercer, Dominique Pinon, Julian Richings, Richard Jutras, Dawn Ford.

Nei ranch del Montana la famiglia è tradizionale. Il padre (Callum Keith Rennie)  è cowboy col cappellone  e con il lazo, la moglie Clair (Helena Bonham Carter) gli ha messo al mondo una femmina, l’adolescente Gracie (Niamh Wilson) e due gemelli di 10 anni, T.S. Spivet (Kyle Catlett) e Layton (Jakob Davies). Non proprio campagnola di spirito, la signora si è data allo studio degli insetti, attività che la occupa quasi totalmente e la distrae dalle faccende domestiche. Il padre di famiglia gira col suo camioncino e quando torna a casa si rinchiude nel vecchio studio tutto arredato in cuoio pesante. Clair smania per il concorso di Miss Stati Uniti, per ragazze oneste – a differenza di Miss America, sostiene lei – e Layton, più forte e meno intelligente di T.S., subisce il destino che lo vuole in sott’ordine. T.S. è un bambino prodigio, non fa altro che progettare invenzioni e specialmente, appunto come bimbo genio che si rispetti, si dedica con mente utopica alla macchina del moto perpetuo. La sua vocazione viene premiata un bel giorno, quando al ranch arriva una telefonata dall’Istituto Smithsonian. E’ la Signorina Gibson (Judy Davis) che annuncia la vincita del premio Baird, proprio per l’invenzione alla quale T.S. si è applicato, superando lo scetticismo non solo del padre ma degli insegnanti a scuola. Allo Smithsonian credono che l’inventore sia il padre di T.S. e invece vedranno arrivare un piccolo bambino, provato alle fatiche del viaggio intrapreso di nascosto dalla famiglia. Ottima occasione per “montare” la cerimonia della premiazione in diretta Tv. Sarà il momento in cui, pur ancora fanciullo, il protagonista – intelligente com’è – potrà rendersi conto di come la manipolazione massmediologica possa essere in grado di fagocitare le fantasie creative, forse dell’intera umanità. Per fortuna la famiglia, in questa caso, è unita e forte e non ha paura del tempo, la vera Macchina è già stata inventata, si tratta farne una confezione per lo spettatore: lo Straordinario Viaggio risulta essere una splendida carta da regalo. In questo senso, neanche una straordinaria novità strutturale, ogni film può essere visto come il risultato di un messaggio-visione (del mondo), incartato con la carta-fantasia del regista (il medesimo de Il favoloso mondo di Amélie 2001). Nello specifico, il viaggio di T.S. è davvero molto stimolante, con sorprendenti fasi avventurose ad ogni momento, con immaginazioni fresche e infantili piene di possibili rimandi analogici e, in sintesi, con un generale suggerimento di apertura produttiva della fantasia verso la vita. La fantasia di T.S. non è mai fantasticheria, resta agganciata alle pertinenze della vita reale, se ne nutre per sviluppare prospettive di libertà che giovano all’impianto di base. Siamo tutti con il bambino, siamo contenti del suo successo, scartiamo il regalo con buona attitudine, senza dare troppa importanza alla carta che lo avvolge. Il titolo della sezione autonoma del Festival del Film di Roma da cui il film proviene, Alice nella Città (2014), è di trasparente pertinenza per la collocazione di genere.

Franco Pecori

 

IL VIAGGIO è LA CARTA DA REGALO

 

 

 

FUORI CONCORSO ALLA IX EDIZIONE DELLA SEZIONE AUTONOMA E PARALLELA ‘ALICE NELLA CITTÀ’ (FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA, 2014).

“Il regista francese Jean Pierre Jeunet del ‘Favoloso mondo di Amélie’, che ha educato la sua fantasia alla scuola dei cartoon e dei fumetti e l’ha esercitata in pubblicità e nei video musicali ottenendone una sintesi magistrale tra visione e tecnologia, si è ispirato al romanzo di Reif Larsen intitolato in Italia ‘Le mappe dei miei sogni’ per raccontare la prodigiosa storia di T. S. Spivet (…). Paesaggi mozzafiato e uno spirito che combina il picaresco alla Mark Twain con il graffio ironico-patetico di ‘Little Miss Sunshine’.” (Paolo D’Agostini, ‘La Repubblica’, 18 ottobre 2014)

 

Recupero eccellente grazie ad Alice nella città, la sezione autonoma del Festival di Roma oltre che la meglio definita in quanto a linea editoriale. A un anno esatto dall’uscita in Francia arriva infatti anche da noi Lo straordinario viaggio di T. S. Spivetdi Jean-Pierre Jeuneut – dove T sta per Tecumseh e S per Sparrow come il pirata Jack. Cosa lo abbia tenuto tanto a lungo lontano dai nostri schermi è un mistero che forse sottintende guerre produttive nelle quali è meglio non entrare, l’importante è che finalmente un titolo per ragazzi di grande forza narrativa e visiva possa allietare i pomeriggi di grandi e piccini. Perché sì il film è per tutti, come si diceva una volta. 
L’avventura del ragazzino genio precoce attraverso gli Stati Uniti alla scoperta del mondo e di se stesso, non ha bisogno di molto per catturare lo spettatore. O per lo meno non lo avrebbe, giacché quando alla regia c’è Jeuneut, autore dalla fantasia smisurata, la magnificenza e l’opulenza delle inquadrature sono il minimo sindacale. Una gioia per gli occhi, in ogni caso. 
Ma c’è di più. Le facce, a cominciare dallo straordinario Kyle Catlett che a soli nove anni si è presentato al provino dichiarando di sapere non si sa quante lingue e di essere campione di arti marziali, per finire con Helena Bonham Carter, più sottile e misurata e quindi meno “carattere” del solito. L’incredibile paesaggio americano, che il protagonista attraversa su un treno merci. E soprattutto c’è intatta la forza evocativa del romanzo di Reif Larsen, Le mappe dei miei sogni. Tutte buone ragioni per accompagnare i figli al cinema. E senza paura di annoiarsi.

 

 

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28 maggio 2015