La complessità del senso
22 11 2017

Fury

film_furyFury
Regia David Ayer, 2014
Sceneggiatura David Ayer
Fotografia Roman Vasyanov
Attori Brad Pitt, Shia LaBeouf, Logan Lerman, Michael Peña, Jon Bernthal, Jim Parrack, Jason Isaacs, Xavier Samuel, Brad William Henke, Kevin Vance, Scott Eastwood, Alicia von Rittberg, Anna Maria Marinca, Laurence Spellman, Osi Okerafor, Daniel Dorr, Bernhard Forcher, Edin Gali.

Aprile 1945. Cinque soldati americani in Germania dietro le linee naziste, a bordo di un carro armato Sherman. E’ un equipaggio esperto e affiatato, abituato ad affrontare momenti più che difficili, con il loro mezzo, ribattezzato Fury, svolgono “il mestiere più bello che c’è”, come ripetono proprio nei momenti più critici, quando la vita è appesa a un filo e la violenza si spoglia apparentemente di ogni umanità. Ma è la guerra e il loro comandante, il sergente Don Collier, chiamato Wardaddy (Brad Pitt), avverte: “Gli ideali sono pacifici, la storia è violenta”. Dunque, tutto a posto, chiari gli orizzonti morali, chiaro il compito da svolgere: annientare ciò che rimane dell’esercito tedesco. Ben presto si capisce che, al di là del pericolo mortale e degli scontri a fuoco caratterizzati da impatti durissimi, gli attimi in cui la morte è presente non sono che la punteggiatura drammatica di un mondo solo apparentemente racchiuso all’interno del carro (Viene in mentre, a tratti, il bellissimo Lebanon, di Samuel Maoz, Leone d’Oro 2009).  L’artigliere Body Swan (Shia LaBeouf) è un uomo di fede cristiana, legge i testi sacri ma punta con ferocia contro il nemico il suo cannone 70 millimetri ad alta velocità. Norman Ellison (Logan Lerman) è l’altra faccia della medaglia: giovane e impreparato, viene catapultato nella gabbia di ferro, deve imparare tutto della guerra, dovrà rivedere le regole del bene e del male, spendendo la propria sofferenza di fronte alla “necessità” di uccidere. Trini Garcia (Michael Peña), alla guida del tank, non disdegna la bevuta e, di origine messicana, rappresenta la sostanziosa quota di latino-americani che combatterono nella seconda guerra mondiale. Grady Travis (Jon Bernthal) viene dal lavoro nelle fattorie e pensa a caricare il cannone, con Boyd forma una coppia perfetta braccio-mente. Quanto a Wardaddy, tocca a lui, sergente, esercitare un comando degno di gradi più alti. Collier e il suo equipaggio formano un tutt’uno, vivono quasi un loro mondo a parte, eseguono le azioni che sono loro richieste, spesso con un gusto specifico che quasi prescinde da logiche più larghe. Si sviluppa e vive in tale microcosmo una fitta rete relazionale, che è il tema più interessante del film, pur mantenendo Ayer il tono della regia sempre sul filo di una forte cifra spettacolare. La componente eroica delle azioni è contenuta entro una giusta misura di discrezione, la quale rafforza il valore, tipico militare, della formalità profonda delle non-scelte. Brad Pitt sostiene la parte con la dovuta asciuttezza.

Franco Pecori

 

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2 giugno 2015