La complessità del senso
26 09 2017

Second Chance

film_secondchanceEn chance til
Regia Susanne Bier, 2014
Sceneggiatura Anders Thomas  Jensen
Fotografia Michael Snyman
Attori Nikolaj Coster-Waldau, Maria Bonnevie, Ulrich Thomsen, Nikolaj Lie Kaas, Lykke May Andersen, Thomas Bo Larsen, Ewa Fröling, Peter Haber, Kirsten Lehfeldt, Sally El Hosaini, Søs  Egelind.

La progressiva liberazione dal Dogma cinematografico di Lars Von Trier, la “scuola” di provenienza,  continua a produrre nella danese Susanne Bier una ricerca di leggi della sfera umanistica che implicano visitazioni di casi esemplari. In un mondo migliore (Hævnen), prefigurazione implicita per contrasto (Oscar al film straniero nel 2010), ancora lontana dal trovare esemplificazioni confortevoli, lascia di nuovo il campo, dopo il risvolto drammatico còlto nella felicità di rapporto tra Serena e George in Una folle passione (2014), alle cupe sorprese possibili nella “normalità” della vita quotidiana. Difficile distinguere in maniera netta “buoni” e “cattivi” in situazioni apparentemente tranquille, quando intervengano condizioni di speciale necessità, emerse magari da sottostanti segrete inconfessabilità. Il confronto con “gli altri” ritenuti peggiori di noi può divenire imbarazzante. E’ il caso di Andreas e Anna, lui un bravo poliziotto, lei una perfetta mogliettina. Il loro piccolo neonato piange spesso e rende il riposo problematico, ma tutto sembra piuttosto normale. Ben più problematica è sembrata ad Andreas la condizione di vita cui si sono ridotti il suo vecchio amico Tristan e la sua compagna. Hanno anch’essi un piccolo di pochi mesi ma vivono nella precarietà più sconfortevole, condizionati dalla droga e dall’alcol e immersi nella sporcizia. Un bel giorno, mentre Anna dorme, Andreas scopre che la loro creatura non respira più, è morta. Preso dalla disperazione, gli viene in mente un piano diabolico: scambierà furtivamente i due neonati. La cosa però non troverà l’indifferenza delle due mamme. In più, Anna si porta dentro un segreto che non stiamo qui a rivelare. Lo stile di Susanne Bier, la sua regia non incline a compiacimenti sentimentali, rende gli incastri del racconto fin troppo funzionali alla rappresentazione di una realtà verosimile, tanto da sfiorare un senso di artificiosità non casuale. Resta comunque un profondo senso di lutto, di dolore oscuro, che la sacrosanta istanza di vita sembra non essere in grado di lenire. Non il più riuscito, formalmente, dei film della Bier, questo En chance til è forse il più efficace nella provocazione tematica. Il lavoro segna il ritorno della regista in Danimarca, dopo l'”italiano” Love Is All You Need (2012) e l’hollywoodiano Serena (Una folle passione, 2013).

Franco Pecori

Print Friendly

2 aprile 2015