La complessità del senso
19 11 2017

P. S. I love you

film_psiloveyou.jpgP. S. I love you
Richard LaGravenese, 2008
Hilary Swank, Gerard Butler, Lisa Kudrow, Harry Connick Jr., Gina Gershon, Jeffrey Dean Morgan, Kathy Bates, James Marsters, Nellie Mckay.

Epistolare. Fatto salvo il risvolto finale che ovviamente non è da svelare, il Post Scriptum è in calce alle lettere che Gerry (Butler) fa pervenire alla moglie Holly (Swank) dopo la propria morte improvvisa. Irlandese doc, divertente e passionale, Gerry era per Holly il grande amore conosciuto in Europa. Rimasta sola, la giovane donna sente un gran vuoto, avverte la mancanza di un punto di riferimento. Ma il suo uomo ha pensato a tutto. Colpito da malattia e sapendo di andarsene, ha preparato in segreto per la sua amatissima mogliettina una serie di missive che, al momento giusto, segneranno la via, indicheranno il modo per tornare a vivere anche senza la presenza fisica del compagno. Dopo le prime “sorprese”, Holly prende ad attendere con sempre maggiore ansia l’arrivo di quella strana posta che la fa vivere accanto a Gerry pure se lui non c’è più. E intanto il mondo ricomincia ad animarsi e il futuro a rinascere. Insieme alle sue amiche, Holly torna in Irlanda, un po’ per ricordare i momenti magici dell’amore e un po’ per dimenticare la depressione. E continua a ricevere posta. Persino sua madre (Bates), che non ha mai mostrato grande simpatia per Gerry, sembrerà restare affascinata dal paesaggio. Ed è proprio il connubio tra i due mondi, l’America “vera” e non convenzionale e l’Irlanda dallo spirito “verde”, a portarci in una profondità inaspettata, calata nei corpi e nel linguaggio, nelle parole della tradizione, che sono tutt’uno col sentimento della vita, con la “fede” nell’amore per sempre e nell’amicizia. Il film di LaGravenese (già sceneggiatore de La leggenda del re pescatore e de L’uomo che sussurrava ai cavalli) non è un capolavoro ma sa di autentico, trasmette il senso di un cinema non “internazionale” che raramente ci giunge dal circuito americano. Merito anche dell’omonimo bestseller della scrittrice irlandese Cecelia Ahern. E merito soprattutto di due grandi attrici, quali Hilary Swank e Kathy Bates.

Franco Pecori

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1 febbraio 2008