La complessità del senso
23 09 2017

Asterx alle Olimpiadi

film_asterixalleolimpiadi.jpgAstérix aux jeux olympiques
Frédéric ForestierThomas Langmann, 2008
Gérard Depardieu, Clovis Cornillac, Benoît Poelvoorde, Alain Delon, Vanessa Hessler, Franck Dubosc, Josè Garcia, Stéphane Rousseau, Jean-Pierre Cassel, Elie Semoun, Alexandre Astier, Santiago Segura, Michael Bully Herbig, Luca Bizzarri, Paolo Kessigoglu, Michael Schumacher, Jean Todt, Zinédine Zidane, David Beckham.

Bruto? Poelvoorde (ricordate Il cameraman e l’assassino?). Un fannullone un po’ scemo, imbroglione, codardo tendente al parricidio, insomma il figlio del Giulio Cesare conquistatore della Gallia. Cesare? Alain Delon: «Non a caso il César come migliore imperatore l’hanno assegnato a me», dice guardando in macchina. E sottolinea compiaciuto: «Cesare non invecchia, lui matura. Ave me». E Asterix? E’ nuovo (Cornillac al posto di Christian Clavier), va alle Olimpiadi con Obelix (Depardieu). Non i Giochi di oggi, quelli antichi di Atene. Antichi per modo di dire, giacché qui non si tratta di un film storico, bensì di una parodia. Però, scherzando scherzando, si può imparare anche un po’ di storia, a patto che si abbia lo spirito per accettarne la versione caricaturale, satirica, fantasiosa. La trovata è ormai risaputa, Asterix e Obelix contro Cesare, Asterix e Obelix missione Cleopatra: dagli albi illustrati di René Goscinny e Albert Uderzo non già film d’animazione ma adattamenti per lo schermo con veri attori. In più, questa volta, scene grandiose e spettacolari come richiesto dal tema Olimpiadi, fino alla corsa delle bighe, fin quasi a Ben Hur! Perché si va ad Atene? Per vedere risolto il dualismo tra Bruto e il giovane gallo (galletto) Alafolix (Rousseau), entrambi innamorati della principessa greca Irina (Hessler). Bruto è favorito in quanto figlio di Cesare, ma Alafolix può contare nell’aiuto anche magico degli strabilianti Asterix e Obelix. Contro di loro nessun dopaggio può funzionare, non può valere alcun tentativo di corruzione Nella serie di vertiginose allusioni vediamo nascere persino il gioco della palla-piede, con l’apparizione delle icone personificate di Zidane e Beckham, mentre le bighe somigliano molto alle vetture della F1, con Schumacher a frustare i cavalli e Todt a dirigere il cambio ruote. Non tutto il film tiene il passo. Ma i momenti di “stanca” sono largamente compensati dalla simpatia dei personaggi e dalle soluzioni comiche degli autori. Complessivamente il lavoro ha una sua verosimiglianza interna, una compattezza che lo preserva da impertinenze culturali o narrative.

Franco Pecori

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8 febbraio 2008