La complessità del senso
23 09 2017

Hungry Hearts

film_hungryheartsHungry Hearts
Regia Saverio Costanzo, 2014
Sceneggiatura Saverio Costanzo
Fotografia Fabio Cianchetti
Attori Adam Driver, Alba Rohrwacher, Roberta Maxwell, Al Roffe, Geisha Otero, Jason Selvig, Victoria Cartagena, Jake Weber, David Aaron Baker, Nathalie Gold, Victor Williams
Premi Venezia 2014, Coppa Volpi: Adam Driver, Alba Rohrwacher.

Affamati d’amore ma anche di tranquillità, di vita sostenibile. Mina (Alba Rohrwacher) è italiana, incontra a New York l’americano Jude (Adam Driver). Soprattutto la donna è portata a esagerare nell’aspettativa e nella convinzione della necessità di un mondo evoluto e nuovo rispetto all’inquinamento naturale e spirituale che ha ridotto l’umanità nella speranza di una nuova era, New Age, prossima ventura. Quando Mina e Jude si sposano, l’arrivo di un figlio offre alla madre l’occasione di sperimentare in concreto le proprie concezioni “avanzate”, alla base delle quali è la credenza di aver dato alla luce un “bambino indaco”, cioè una creatura dotata di qualità speciali, volontà e creatività, telepatia, capacità paranormali che rimandano alla sfera culturale, non scientifica, proveniente dagli anni Settanta. Il film di Saverio Costanzo (Private 2004, In memoria di me 2006, La solitudine dei numeri primi 2010) è appunto tratto dal romanzo di Marco Franzoso, Il bambino indaco (Einaudi ed.) e lascia trasparire un intento di scommessa, una verifica dei rischi che può comportare la pratica di una storia verosimile in “ambiente” di linguaggio tendenzialmente aperto al dibattito di riferimento. Poesia e dialettica in brodo sociologico sembrerebbe la ricetta. Non mancano momenti di tensione creativa, la prova d’attrice della Rohrwacher è di prim’ordine, specie sul filo di distinzione tra interpretazione e immedesimazione, l’apporto  di Adam Drive (A proposito di Davis, Joel e Ethan Coen 2013)   nel dare forma alla sostanza del contenuto si mantiene progressivo e indispensabile. E tuttavia, il difficile tema del rapporto tra rispetto del mondo esterno e vita affettiva tra innamorati è appeso al filo di una traduzione scenica indecisa nella scelta del genere, rinviando a tratti al versante thriller e cedendo a rimandi intenzionali troppo espliciti. La madre fa di tutto per preservare il piccolo da pericolosi contatti col “fuori” e arriva a negargli il necessario nutrimento per la crescita. Il piccolo rischia di non farcela e i medici tradizionali avvertono i genitori che il rischio è reale. Jude entra in lotta dichiarata con Mina, la quale si avvia per una discesa non più arrestabile. Rischia la pazzia? O è il mondo intero a essere ormai preda di un disturbo complessivo difficile da sanare? E di fronte agli eventi gravissimi che minacciano la convivenza tra diverse componenti dell’umanità, siamo davvero al dover risolvere il dubbio dei nuovi angeli? Il film si conclude con una scelta estrema, che non riveliamo, presa dalla madre di Jude, come per salvare il neonato (il mondo?) da un destino pazzesco. La sceneggiatura trema come la terra in presenza di un terremoto. La bravura del regista nel girare le scene e nel montarle con rara discrezione estetica sembra non dare adito a preoccupazioni definitive. [Designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani SNCCI]

Franco Pecori

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15 gennaio 2015