La complessità del senso
24 11 2017

Codice 46

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Michael Winterbottom, 2004

Tim Robbins, Samantha Morton, Jeanne Balibar, Om Puri, Jeanne Balibar, Togo Igawa, Essie Davis.

 

Fantastico? Siamo nel futuro, ma il mondo rappresentato da Winterbottom non è poi tanto inverosimile. La Shangai così asettica e perfettamente controllata, dove ogni pensiero è per forza trasparente, fa pensare alla ormai lontana Alphaville di Godard (1965). Il paragone è dovuto soprattutto all’esigenza primaria, comune ai due film, di mantenere l’istanza dei sentimenti e il diritto alle emozioni. L’agente William persegue Maria, la sua “vittima”, ma se ne innamora perdutamente. William ha il potere di leggere il pensiero degli altri grazie ad un virus che gli è stato inculcato. Il vantaggio si trasforma in un drammatico svantaggio quando la donna ch’egli dovrebbe consegnare alla legge gli entra nel cuore. Molto efficace la rappresentazione degli ambienti futuribili della metropoli. L’intreccio della frode ai danni della compagnia di assicurazioni ideata da Maria non prevarica la sostanza umanistica del film. Il dramma dei due protagonisti, resi stranieri alla loro passione, è svolto senza aggressività e con molta bravura da Robbins e Morton.

 

 

 

Franco Pecori

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7 maggio 2004