La complessità del senso
26 09 2017

Espiazione

film_espiazione.jpgAtonement
Joe Wright, 2007
Keira Knightley, James McAvoy, Romola Garai, Saoirse Ronan, Brenda Blethyn, Vanessa Redgrave, Juno Temple, Gina McKee, Michelle Duncan, Vivienne Gibbs.
Golden Globe Award 2008: film drammatico. Oscar 2008: Dario Marianelli mus.

Inghilterra, 1935. Due giovani, Cecilia (Knightley) e Robbie (McAvoy), si amano. La sorella di Cecilia, Briony, tredicenne (Ronan), mentre sente la vocazione della scrittrice cede ai primi turbamenti del sesso ed esercita la fantasia accusando ingiustamente Robbie di una colpa su Lola (Temple), cugina delle due sorelle. L’idillio tra Cecilia e Robbie si rompe. I due sono anche separati dalla guerra, che porterà Robbie fino alle sconvolgenti giornate di Dunkerque. Briony porterà dentro di sé fino alla maturità il peso di quella bugia. Si farà crocerossina (ora il ruolo è di Garai) cercando l’espiazione, ma riuscirà a dire la verità soltanto nell’ultimo dei suoi romanzi, proprio prima che la malattia decreti la fine della sua drammatica esistenza. Lo confesserà ella stessa (ora Redgrave), in una commovente sequenza finale, durante un’intervista televisiva. Ed è davanti alla telecamera che, mentre ripercorre il tragico sviluppo di quell’errore infantile, la donna e la scrittrice si aprono alla reciproca analisi, ad un confronto interno nel portato teorico, tra la valenza morale di un “errore” dalle radici psicologiche e il potere traslativo della scrittura rispetto alle responsabilità dei rapporti personali. Insomma, letteratura e vita. Tema non nuovo. E non sarà il romanzo di  Ian McEwan ad esaurirlo. Ma qui c’è il cinema di mezzo, giacché è del film di Wright che stiamo parlando. Tutto l’armamentario spettacolare (sceneggiatura, montaggio, scenografia, costumi e musica) messo in atto come in una sorta di rimuginamento non immemore dell’immortale With The Wind non va via certo inosservato; pur nelle ondivaghe mete espressive, a volte dimostrative di una grandiosità  del dolore (le scene della momentanea disfatta inglese e della trasognata agonia del soldato Robbie), a volte disperse in immagini frequentative che non risolvono la complessità del dramma, si resta alla storia d’amore contrastato, o meglio impedito da fattori esterni e/o equivoci. Tuttavia, è proprio il Grande Cinema a restare impigliato in uno strano gioco vizioso, come se volesse giustificarsi attraverso la letteratura mentre appunto la letteratura tenta di giustificare la vita. E’ una specie di impropria ruota della fortuna, psichedelica e dagli esiti incerti.

Franco Pecori

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21 settembre 2007