La complessità del senso
17 11 2017

Hotel Meina

film_hotelmeina.jpgHotel Meina
Carlo Lizzani, 2007
Banjamin Sadler, Ursula Buschhorn, Danilo Nigrelli, Marta Bifano, Federico Costantini, Ivana Lotito, Buse Butz, Enesto Mahieux, Majlinda Agaj, Eugenio Allegri, Silvia Cohen, Diana Collepiccolo, Elia Donghi, Simone Colombari, Giancarlo Judica Cordiglia, Massimiliano Di Grazia, Fiamma Ferrzetti, Marco Fubini, Fabio Ghidoni, Anna Maria Loliva, Franco Maino, Fabio Marchese, Francesco Meoni, Gordana Miletic, Marco Morellini, Ferdinando Murolo, Federico Pacifici, Ralph Palka, Liviana Pozzi, Andrea Redavid, Johannes Robatscher, Almerica Schiavo, Nuccio Siano, Maurizio Tabani, Gilda Postiglione Turco, Adriano Wayskol.

Equilibrato e soft. Ciò non vuol dire che Lizzani non esprima un sentimento e un punto di vista ben chiaro. Il cinema dell’85enne maestro italiano si presenta ora in una definita forma “classica”, nell’ennesimo capitolo di una storia d’Italia, che va da Achtung! Banditi! (1951) a Il processo di Verona (1963), a Mussolini ultimo atto (1974), senza mai aver tralasciato lo sguardo attento verso la “cronaca” del Paese, per darne un quadro realistico e non comodo, da Cronache di poveri amanti (1953) a Il gobbo (1960), da La vita agra (1964) a Banditi a Milano (1968), da Il caso Dozier (1993) a Celluloide (1995); ed essendosi dedicato, più recentemente a illuminanti documentari diretti al pubblico televisivo, sulla lezione di autori come Visconti, Rossellini, Zavattini. Tratto dal libro di Marco Nozza, Hotel Meina racconta la storia «tutta vera» dei drammatici giorni susseguiti all’8 settembre 1943 in Italia, proclamato da Badoglio l’armistizio e ancora incerta la sorte di molte persone per il perdurare del paranoico intento “finale” dei nazisti. La scena dell’hotel sul Lago Maggiore, dove si sono rifugiati alcuni ebrei italiani fidando nella “neutralità” del proprietario, Giorgio Benar (Nigrelli), ebreo ma cittadino turco, funziona da microcosmo esemplare, con la copresenza di “normali” ospiti in cerca di un’oasi di pace e con l’arrivo di un reparto di SS agli ordini del comandante Krassler (Sadler). Tra gli ospiti c’è anche una tedesca antinazista. Tenterà di salvare gli ebrei dal massacro che li attende. In primo piano la figura di Krassler, che dà alla rappresentazione virtualmente stereotipa dei tedeschi “cattivi” il carattere di una verità insopprimibile e pesante. Il montaggio pacato e quasi statico (Massimo Quaglia) e i toni attenuati della fotografia (Claudio Sabatini, con la supervisione di Vittorio Storaro) rendono il senso di una quiete imposta, parallizzante, assurda. Un po’ strano, francamente, lo stile “horror” del finale, con la visione-incubo di Noa (Lotito), la giovane figlia di Benar, tornata sulla riva del lago dopo alcuni anni.

Franco Pecori

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25 gennaio 2008