La complessità del senso
26 09 2017

American gangster

film_americangangster.jpgAmerican gangster
Ridley Scott, 2007
Denzel Washington, Russell Crowe, Cuba Gooding Jr., Josh Brolin, RZA, John Ortiz, Ted Levine, Yul Vasquez, Norman Reedus, Robert Funaro, Leese Rowland, KaDee Strickland.

Primi anni ’70. Gli americani si ritirano dal Vietnam. New York è in decadenza. «Tutti rubano, tutti smerciano». E qualcuno sta rovesciando “l’ordine delle cose”, vendendo Blue Magic pura al cento per cento a prezzi che distruggono il “mercato”.  E rischiano di distruggere anche la fitta rete di connivenze e complicità che nella polizia rende possibile l’enorme giro di affari. La vicenda raccontata nel film trae spunto da una storia vera. Richie Roberts (Crowe), un detective di quelli che mettono le mani su una borsa piena di dollari e la consegnano alla centrale, riesce dopo una lunga e complicata indagine a incastrare il pericolo numero uno in quel momento, Frank Lucas (Washington). Nel frattempo Richie, studiando nei ritagli di tempo, è diventato avvocato. In tribunale, rinuncia a difendere se stesso nella sua causa di divorzio, ma sarà poi il primo difensore di Frank, dopo che il gangster sarà stato conannato a 70 anni di carcere. Il Bene e il Male, come spesso si vede in film del genere, non sono perfettamente divisi e si mescolano nell'”umanità” dei personaggi. Sta al regista far emergere, nello sviluppo del racconto e dell’azione, le sfumature e le differenze. Ridley Scott è aiutato da due notevoli interpretazioni, di Crowe e Washington, due attori che non si fermano al generale, si addentrano con passione nel particolare, oltre la caratterizzazione che sarebbe stata ovvia e troppo facile. Anche i personaggi di contorno sono utilizzati bene, per immergere la storia in un background credibile e quasi documentario, pur rispettando le leggi del grande film spettacolare. La violenza, che striscia dal primo minuto all’ultimo senza mai esplodere in modo volgare, è implicitamente accoppiata alla sete di danaro e di potere, in un quadro di perversione quasi-istituzionale, che colpisce anche per il contesto “esterno”, delle news dei Tg sull’evoluzione della guerra in Oriente. Droga e cadaveri dei soldati attraversano insieme l’oceano in un tragico, vero quanto simbolico, viaggio di ritorno. Scott si serve di questa lezione della storia per concludere la lunga caccia al gangster e dare a Richie e a Frank l'”occasione” di un confronto finale di sapore magari un po’ moralistico ma di sicuro effetto emotivo. E’ una sorta di ennesimo capitolo dei Duellanti (cambiata la storia e mutati i costumi), il film con cui il regista inglese ha cominciato nel 1977 la sua carriera. Qualcosa è comunque cambiato, giacché ora Scott ha sentito l’esigenza di infarcire il film di continue “spegazioni” – e per di più inserite nei dialoghi, con battute utili forse allo spettatore, non certo ai personaggi che le pronunciano. Ma si tratta di un “di più” che non guasta il valore complessivo dell’opera.

Franco Pecori

Print Friendly

18 gennaio 2008