La complessità del senso
25 09 2017

Perez

film_perezPerez
Regia Edoardo De Angelis, 2014
Sceneggiatura Edoardo De Angelis, Filippo Gravino
Fotografia Ferran Paredes Rubio
Attori Luca Zingaretti, Marco D’Amore, Simona Tabasco, Gianpaolo Fabrizio, Massimiliano Gallo.

“Le viscere morali e sentimentali di un individuo”. E’ lo scopo dichiarato del regista nell’affrontare il racconto che vede protagonista Luca Zingaretti nei panni di Demetrio Perez, avvocato d’ufficio in un tribunale dove il ruolo è misconosciuto, oltre che per convenzione, per semplice prassi. La città è Napoli, vista dalla prospettiva alquanto distraente del Centro Direzionale, insieme architettonico esplicitamente diverso dalla reale situazione della metropoli campana. Perez vi si muove con strana naturalezza, lo vediamo all’inizio fare il footing come se stesse in un Central Park. Poi piombiamo nella realtà “interiore” del personaggio, grazie però soltanto alla voce narrante e non per l’immagine che ce ne dà il film: Zingaretti appare chiaramente prigioniero della propria maschera televisiva, bloccata nella serie Montalbano. Passare a un umanesimo dimesso e sofferto, consapevole della mediocrità della situazione ed eroicamente pronto al sacrificio di sé in nome dell’amore di una figlia che si è messa nei guai, è stata evidentemente un’impresa troppo ambiziosa. La responsabilità è maggiore da parte di De Angelis (autore nel 2011 del manieristico Mozzarella Stories, commedia/noir sulla guerra di mercato nel casertano), ma è anche vero che stavolta Zingaretti non riesce a impadronirsi del film come invece ha saputo fare nei lavori per il piccolo schermo. La trama è semplice, contrariamente a quel che vuole sembrare. Tea (l’esordiente e brava Simona Tabasco) ama Francesco Corvino (Marco D’Amore – basta averlo visto nella serie tv Gomorra per farsi un’idea dell’ambito espressivo) ma sembra aver scelto male il fidanzato, un tipo probabilmente legato alla malavita. Per salvarla, il padre Demetrio si mette in mezzo, operando un gioco molto rischioso per cui dovrà utilizzare l’opportunità che gli si offre quando un certo farabutto, detto Centopercento (Massimiliano Gallo), lo coinvolge in una sporca operazione di “recupero” di pietre preziose. Qui si apre una parentesi anche grottesca, forse alla ricerca (inutile) della “simpatia” del personaggio: il materiale da portare a casa è nel ventre di un toro. Nottetempo, Perez in compagnia di un amico-cavia (Gianpaolo Fabrizio), va all’operazione chirurgica, nel fango letamoso della mandria recintata. Il taglio della pancia taurina (povero animale!) si rivela non facilissimo e si sfiora la comicità (ma con Totò e Peppino sarebbe stato tutto ben diverso). Finito l'”alleggerimento”, la vicenda si concluderà col trionfo dei buoni sentimenti. La “mediocrità”, scelta dal buon Demetrio come chiave risolutiva della propria esistenza frustrata, assicurerà pace e bene a un padre e a una figlia, tra i grattacieli di una Napoli invisibile. 

Franco Pecori

 

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2 ottobre 2014