La complessità del senso
24 11 2017

Riparo

film_riparo.jpgRiparo
Marco Simon Puccioni, 2007
Maria de Medeiros, Antonia Liskova, Mounir Ouadi, Vitaliano Trevisan, Gisella Burinato, Francesco Carnelutti, Steffan Boje, Andrea Collavino, Sandra Cosatto, Ippolita Nigris Cosattini, Stefania Dadda, Aicha Hambruni, Gerhard Koloneci, Carla Manzon, Alex Predonzan, Bruno Rogantini, Rosaria Russo, Aida Taliente.
Festival cinema italiano Annecy: Gran Prix. Antonia Liskova migliore attrice.

«Niente tornerà più a posto». Se ne rendono conto Anna (de Medeiros) e Mara (Liskova), dopo il travaglio della loro relazione lesbica. Il finale, più che “aperto”, come vorrebbe Puccioni (regista al secondo lungometraggio e impegnato, tra l’altro, nelle tematiche dei diritti civili), ci lascia un senso di disperazione. A sofferenza digerita, i tre protagonisti, le due giovani donne e l’adolescente tunisino che s’è infilato da immigrato clandestino nella loro vita, sono di fronte ad una specie di “nulla” esistenziale e sociologico che non promette bene. Sulla carta, l’intreccio delle tre storie personali sembrerebbe funzionare nel pieno rispetto di una tipologia non sorprendente. Anna è ricca, la madre e il fratello fabbricano scarpe in quel di Udine. Ricca e un po’ distratta (l’azienda è in un momento di crisi, siamo nel Nordest, ma lei ha altro per la testa), la ragazza ha sentimenti di solidarietà e vive con passione il suo amore omosessuale. La sua amante, Mara, è operaia nella stessa fabbrica. Divorziata, non è del tutto disattenta a stimoli eterosessuali. Così, l’intrusione di Anis (Ouadi), diventa “pericolosa”. Ma non soltanto per il rapporto che rischia di incrinarsi: è per l’imbarazzante contest di culture che si viene a creare, in combinazione con la contingenza “casuale”. Il ragazzo, arrivato in cerca di lavoro, porta con sé la sua storia, nel suo volto si stampa lo stupore per quella strana coppia e non può trattenersi dal fare la “morale” alle due amanti: ma come! e la famiglia? e i figli? S’invaghisce anche, ovvio, di una delle due a caso: Mara. E quando si rende conto che non riuscirà mai a sposarla, resta profondamente deluso. Il giocattolo è rotto, non tornerà nuovo. Nulla di sconvolgente. Senonché, dalla tipologia, per così dire, tipica il film passa, procedendo, ad uno sviluppo più internamente cinematografico, per merito soprattutto delle due attrici e anche del giovane attore. Ed è proprio tale merito che, per paradosso, crea un’istanza di valore estetico che vorrebbe lo scatto necessario per il traguardo artistico. Invece, la regia non sale il gradino, le scene restano ancorate al dettaglio e, in sostanza, all’espressione di un mondo “minore”, drammaticamente irresoluto. In questo senso, come del resto per la crisi dei tre, non c’è riparo.

Franco Pecori

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18 gennaio 2008