La complessità del senso
25 09 2017

X-Men – Giorni di un futuro passato

film_x-mengiornidiunfuturopassatoX-Men: Days of Future Past
Regia Bryan Singer
Sceneggiatura Simon Kinberg
Fotografia Newton Thomas Sigel
Attori Hugh Jackman, James McAvoy, Michael Fassbender, Jennifer Lawrence, Patrick Stewart, Ian McKellen, Halle Berry, Anna Paquin, Ellen Page, Peter Dinklage, Nicholas Hoult, Omar Sy, Shawn Ashmore, Evan Peters, Daniel Cudmore, Lucas Till, Fan Bingbing, BooBoo Stewart, Josh Helman, Evan Jonigkeit, Adan Canto.

Gli X-Men configurano un mondo che poggia su un’istanza fondamentalmente filosofica. La chiameremmo dell’Oltre. L’impulso a varcare la soglia del saputo per inoltrarsi nell’ipotesi – futuro o passato che sia – non verificata e/o non verificabile in senso realistico può portare a discorsi di fede (religioni e altro) o a ricerche metodologiche che utilizzino strumenti di vario tipo – siano tecniche specificamente approntate o materiali provenienti dalle più diverse sfere della cultura -, tendenti comunque a ipotizzare una realtà rispondente a necessità espansive, magari a partire da visioni intersoggettive. Pensiamo a una specie di elastico che, di volta in volta, ci proietti – per così dire – in avanti rispetto alla situazione contingente (non vaga, s’intende, ma convenzionalmente stabilita) e ci faccia ritrarre poi nel recinto da cui ci siamo mossi, constatata l’impossibilità di mantenere l’adeguata pertinenza del discorso. Sarà l’elastico in sé a proporsi e finalmente a essere la ragione stessa della ricerca, del metodo. Futuro e Passato, ad esempio, smetteranno di essere vere entità, potranno divenire riferimenti simbolici per un discorso di indagine della prospettiva che il senso dell’esistere intenderà tracciare a seguito dell’invenzione storica del tempo e cioè della civiltà. O meglio del mito della civiltà, poiché la storia è racconto.  Non a caso i protagonisti della serie tratta dai fumetti provenienti dall’originaria ideazione di Stan Lee e Jack Kirby (1963) vantano come loro principale caratteristica di essere, per via di anomalia genetica, mutanti.  Ed è tale capacità trasformistica, o dell’andare Oltre, a causare il conflitto con quella parte di umanità che non vede di buon occhio la mobilità qualitativa intrinseca degli X-Men. La loro speciale oltranza trova ostacoli nel razzismo e nella paura della diversità (o addirittura della diversificazione). Il film di Bryan Singer arriva ultimo della serie cinematografica aperta dallo stesso regista newyorkese  (X-Men 2000). A quel primo lavoro si sono aggiunti altri cinque “seguiti”, due dei quali diretti ancora da Singer (X-Men 2 2003 e X-Men – L’inizio 2011). Ora infine vediamo esplicitarsi l’istanza definitiva del team di supereroi con un richiamo alle energie ultime verso la ricongiunzione con l’epoca primaria che vide ciascuno di loro nella fase giovanile. Da un lato è l’ammissione della necessità di revitalizzare l’energia dell’origine e dall’altro è la conferma rafforzativa della “bontà” intenzionale – filosoficamente, diremmo del metodo – in funzione della “salvezza” del mondo. La quale non avrebbe senso fuori dall’ “elastico” passato/futuro, a cavallo del perimetro di pertinenze determinato dalla Storia. Ottime presenze nel cast, i protagonisti impegnati nei doppi ruoli: Hugh Jackman Logan/Wolverine, James McAvoy Charles Xavier/Professor X giovane, Jennifer Lawrence Raven/Mystique, Ian McKellen Erik Lehnsherr/Magneto, Halle Berry Ororo Munroe/Tempesta, Anna Paquin Marie/Rogue, Ellen Page Kitty Pryde/Shadowcat, Nicholas Hoult Hank McCoy/Bestia, Shawn Ashmore Bobby Drake/Uomo Ghiaccio, Evan Peters Peter Maximoff/Quicksilver, Daniel Cudmore Peter Rasputin/Colosso, Fan Bingbing Clarice Ferguson/Blink. Indispensabile l’ “autorizzazione” di Patrick Stewart nella parte del Professor X, memoria e intuizione. Il 3D non aggiunge senso e però non guasta, dato il background.

Franco Pecori

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22 maggio 2014