La complessità del senso
19 11 2017

Grand Budapest Hotel

film_grandbudapesthotelThe Grand Budapest Hotel
Regia Wes Anderson, 2014
Sceneggiatura Wes Anderson
Fotografia Robert D. Yeoman
Attori Ralph Fiennes, Tony Revolori, F. Murray Abraham, Mathieu Amalric, Adrien Brody, Willem Dafoe, Jeff Goldblum, Harvey Keitel, Jude Law, Bill Murray, Edward Norton, Saoirse Ronan, Jason Schwartzman, Léa Seydoux, Tilda Swinton, Tom Wilkinson, Owen Wilson, Larry Pine, Giselda Volodi, Florian Lukas.
Premi Berlino 2014: Orso d’Argento Grand Jury Prize.

Il delizioso contesto di una “società in crescita” in cui si muovevano i primi approcci amorosi dei bambini di Moonrise Kingdom (2012), si fa meno “delizioso” e lascia intravedere incubi tra le due Guerre o, meglio, sognanti e cartoneschi ripescaggi di un’epoca che, rivista con l’occhio trasfigurativo di Wes Anderson, esorcizza presentimenti non voluti e distrazioni poco accomodanti. Il regista texano propone, passando per Berlino (il film ha aperto la 64ma edizione del festival e ha vinto il Premio della Giuria), la storia stravagante e vagamente allucinatoria di Gustave H (Ralph Fiennes), mitico maître d’hotel del lussuoso albergo di cui al titolo. Insieme al fattorino Zero Moustafa (Toni Revolori), il protagonista, accusato di aver ucciso un’anziana signora dalla quale ha ricevuto in eredità un prezioso dipinto, si getta in una travolgente avventura, stratificata in diversi piani espressivi e temporali, utilizzando tecniche di animazione e spunti grafici che spingono l’immaginario dello spettatore in un mondo fantastico e non poco stimolante per la cifra riflessiva di cui può nutrirsi. Tra le nevi mitteleuropee, scorrono funivie e strani ascensori, volano inseguitori alla caccia di un quadro d’epoca rinascimentale, la cui preziosità – s’intuisce – dovrà collocarsi bel oltre la fantasia di un disegnatore di fumetti. L’ispirazione viene dai racconti di Stefan Zweig, la forma attinge alle tecniche progressive del cinema, evidenziate nei cambi di schermo, il panoramico più attuale, il dilatato in largo che può ricordare il vecchio Cinemascope, il “quadrato” del cinema classico; e ci chiama a un’immersione rétro nella fantasiosa repubblica di Zubrowka. Si parte dall’oggi e ci si muove all’indietro fino agli anni Trenta, sulle tracce del dipinto rubato. La memoria si nutre di storia, la Belle Epoque, la guerra, il nazismo, il socialismo reale. Tra le citazioni esplicite, Vogliamo vivere, commedia di Ernst Lubitsch, del 1942 e recentemente riedita. Prevale però il “gioco”. Rispetto al grande commediografo berlinese, Anderson tende a cancellare il sentimento e a privilegiare il divertimento (intellettuale). Non ultima la componente compositiva, concretizzata anche in un cast strabiliante, che vede grandi attori non sottrarsi a presenze pur minime.

Franco Pecori

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10 aprile 2014