La complessità del senso
17 10 2017

Prossima fermata Fruitvale Station

film_prossimafermatafruitvalestationFruitvale Station
Regia Ryan Coogler, 2013
Sceneggiatura Ryan Coogler
Fotografia Rachel Morrison
Attori Michael B. Jordan, Melonie Diaz, Kevin Durand, Chad Michael Murray, Ahna O’Reilly, Octavia Spencer, Ariana Neal, Joey Oglesby, Jonez Cain, Liisa Cohen, Darren Bridgett, Caroline Lesley, laurel Moglen.
Premi Cannes 2013, Un Certain Régard: OP; Sundance: Premio della Giuria.

La tua vita può essere messa a rischio da un’improvviso “incidente” nel quale vieni coinvolto, per esempio una rissa in metropolitana. Se hai la pelle scura e se il binario è negli Usa, l’intervento della polizia può essere decisivo, a svantaggio tuo. Al traguardo del destino è atteso Oscar Grant (Michael B. Jordan), giovane di San Francisco, poco più che ventenne, padre di Tatiana (Ariana Neal), adorabile bimba di 4 anni, avuta da Sophina (Melonie Diaz), la ragazza con la quale ha in progetto di affrontare una nuova fase della vita insieme, anche per far contenta la madre Wanda (Octavia Spencer) che lo ama nonostante le peripezie e le sofferenze derivatele dal coinvolgimento del figlio nello spaccio di droga. Oscar vuole smettere e, dopo un periodo trascorso in carcere, pensa di rifarsi una vita normale. Dovrà trovarsi un nuovo lavoro e prendere un andamento “normale”. Intanto, l’occasione dei festeggiamenti del 31 dicembre sembra proprio giusta per trascorrere un momento di spensieratezza con Sophina. Andranno a Fruitvale, in metropolitana. Siamo nella Bay Area, è il 2008, la storia è tratta da un fatto accaduto. Il regista Ryan Coogler, al suo primo lungometraggio, racconta il trascorrere “normale” della giornata che si concluderà tragicamente. La cinepresa esegue un “collegamento diretto” con il montaggio, percepibile di sequenza in sequenza, nel bilanciamento swingante tra docufilm e “spettacolo” della vita in diretta. Il risultato, dal punto di vista espressivo, richiama alla memoria certi momenti di significativa innovazione formale del cinema di Godard (per esempio, Fino all’ultimo respiro, 1960), quando sembrò “naturale” aver seguito i movimenti e i tempi dello spostamento e del taglio al seguito di Jean-Paul Belmondo per ri-tracciare l’onda emotiva del personaggio in un mondo “vicino” e “lontano”, il mondo del dramma segnato, del coraggio nascosto, della fatalità prescritta, della consapevolezza non esibita di un dolore da vivere in osservanza del nulla. Eravamo anche allora di fronte a un’opera prima. A Coogler è andato il giusto riconoscimento di due manifestazioni, a Cannes e nell’Utah, che spesso indicano novità importanti nel cammino del cinema. Notevole anche la prova di Michael B. Jordan (Hardball 2001, Chronicle 2012), soprattutto per la trasparente coscienza del ruolo, eseguito senza inutili sottolineature.

Franco Pecori

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13 marzo 2014