La complessità del senso
21 09 2017

Last Vegas

Last Vegas
Regia Jon Turteltaub, 2013
Sceneggiatura Dan Fogelman
Fotografia David Hennings
Attori Michael Douglas, Robert De Niro, Morgan Freeman, Kevin Kline, Mary Steenburgen, Jerry Ferrara, Jena Sims, Weronika Rosati, Roger Bart, Romany Malco, Bre Blair, Noah Harden, Ashley Spillers, Phillip Wampler, Julie McGee, Ric Reitz, Karen Ceesay, RJ Fattori, Keith Middlebrook, Olivia Stuck, Kelly O’Neal, Dawn Marie, Stephen Scarpulla, Janay Oakland.

Delicato, ironico, antinostalgico, dedicabile ai giovani perché sappiano prevedere il loro futuro, rispettando intanto i nonni. Nella terza età i sentimenti non muoiono e, anzi, carichi delle esperienze di tutta una vita, si fanno sentire con maggiore incidenza. Ma bisogna essere vivi, o almeno, se ci si è adagiati, appennicati, seduti sul presente, avere la capacità di un guizzo e ritrovare l’entusiasmo per un nuovo paragrafo del racconto, di un altro momento di verità. E’ ciò che hanno in animo i quattro amici (superfluo sottolineare la grandezza degli attori) dell’ennesimo viaggio a Las Vegas per festeggiare l’addio al celibato di uno di loro, il quale ha deciso di chiudere col matrimonio la fase della libera felicità solitaria. Dunque si parte. Dopo una meticolosa e non breve introduzione situazionale con flash intrecciati su Archie (Morgan Freeman), Sam (Kevin Kline), Paddy (Robert De Niro) e Billy (Michael Douglas) còlti in tempo reale in momenti tipici, la commedia prende corpo per seguire i quattro “ragazzi” nella loro avventura, programmata con tempestività e destinata a evolversi in maniera alquanto sorprendente. Billy, il meno anziano, non ha voluto mai accettare il carico degli anni e ora prenderà in moglie una donna molto più giovane di lui. Archie, Sam e Paddy gli faranno una sorpresa non proprio graditissima, trascinandolo a Las Vegas in un ultimo week end da vivere come in un elettrizzante flash sull’antica amicizia risalente all’infanzia. C’è da superare qualche intoppo dovuto ai diversi caratteri e alle condizioni di vita familiare, ma al dunque ecco la città del divertimento. Las Vegas non è quella di una volta, le luci sono diverse (buon lavoro di David Hennings) e anche il modo di accogliere gli ospiti è abbastanza nuovo. Per un problema di disponibilità di camere, i quattro finiscono per entrare nel giro dei Vip e addirittura vengono fatti passare per esponenti dell’East Coast mafioso. Tuttavia, nel turbinio dei tavoli verdi, delle giostre e delle feste in piscina, il tema dell’amicizia inestinguibile, del suo valore umano, riemerge continuamente, a cominciare dall’incontro – sùbito all’arrivo – con la cantante Diana (brava Mary Steenburgen) in un piccolo night. Archie, Sam, Paddy e Billy ne restano fulminati e sarà quella donna a determinare la svolta, non più soltanto del week end, ma nel destino di Billy. Inoltre, al di là del “pazzesco” divertimento delle poche ore passate di nuovo insieme come da ragazzi, un altro nodo sarà sciolto tra Paddy e Billy, si svelerà un segreto che ha condizionato la loro vita fin dagli anni della fanciullezza. La progressione del rivelamento anche drammatico di aspetti profondi del sentimento è giocata a livello di sceneggiatura con una sapienza professionale che caratterizza il cinema americano nei suoi momenti migliori. Alla fine, quando i quattro amici si lasceranno per tornare ciascuno alla propria quotidianità, altri aspetti delle loro esistenze avranno avuto una schiarita decisiva e il ritorno alle rispettive case chiuderà armoniosamente il cerchio della “normalità” più accettabile, come dev’essere anche in una commedia non priva di profondità.

Franco Pecori

 

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23 gennaio 2014