La complessità del senso
16 12 2017

Lars e una ragazza tutta sua

film_larseunaragazzatuttasua.jpgLars and the Real Girl
Craig Gillespie, 2007
Ryan Gosling, Emily Mortimer, Paul Schneider, Patricia Clarkson, , Kelli Garner.

Storia di una solitudine patologica in una cittadina del Midwest americano. Il giovane Lars (Gosling) ha scelto di vivere appartato, si veste a strati per proteggersi da ogni contatto con gli altri. Va alla Messa la domenica, lavora in un piccolo ufficio, scambia qualche parola con un collega, evita la corte discreta dell’altra collega, Margo (Garner). Il problema più grosso, per Lars, è di evitare la pressante insistenza della cognata Karin (Mortimer), incinta e prossima all’evento, la quale vorrebbe che il fratello minore di suo marito Gus (Schneider) avesse una vita normale, specie nella prospettiva dell’accrescimento della famiglia. Ma Lars, sin da quando Gus si è sposato, ha voluto lasciargli la casa che era stata dei genitori e si è rintanato nel garage adiacente. Gus è rassegnato ad avere un fratello “matto”, ma poi capirà di non essere stato abbastanza vicino a Lars, visto che la madre è morta proprio in occasione del secondo parto. La storia ha una svolta quando, inaspettatamente, Lars prende “a vivere con sé” Bianca, una bambola gonfiabile ordinata via email. Scene imbarazzanti, dapprima con Gus e Karin, poi con l’intera comunità del piccolo centro. Lars sembra aver trovato un suo equilibrio e una sua “felicità”. Ma certo non potrà continuare così, pensa Gus. E convince Karin ad affidare Lars alle cure della dottoressa Dagmar, medico di famiglia e psicologa. L’entrata in scena della quale immette il film in una nuova dimensione: continua ad essere simpaticamente divertente per la “stranezza” del caso (e per la bravura di Gosling nei panni di Lars), ma il divertimento si fa più cosciente, istruttivo. La terapia psicologica è rappresentata senza didascalismi (raro caso nel contesto americano), così lo spettatore può non smettere di partecipare al “racconto” e, insieme, può comprenderne le “ragioni” profonde. Di seduta in seduta, la dottoressa Dagmar, mostrando una sua pur sofferta umanità, estrae dall’intimo di Lars gli ostacoli che impediscono al giovane di diventare adulto. E nello stesso tempo, gli amici e tutti quelli che Lars lo conoscono da sempre, accettano la presenza di Bianca come fosse realmente una di loro.  Lars non è più solo. Il finale sarà qualcosa che va oltre il solito happy-end. Il film, premiato dal pubblico del Film Festival di Torino, mostra il miracolo della semplicità: la regìa di Gillespie punta a cogliere l’essenza del problema complesso, traducendolo in un insieme di situazioni nette, in dettagli scavati e sublimati, che mettono gli stessi attori – così pare – nella condizione di vivere le scene in modo realistico, al di quà di una progressione drammatica che ne avrebbe forse occultato la valenza estetica. Certo si può anche utilizzare il film per un dibattito sull’importanza della partecipazione sociale e della reattività del contesto in simili casi psicologici, tuttavia il merito di Lars and the real girl (titolo originale più pertinente) è di  vivere di quella verosimiglianza interna che può fare di un film un bel film.

Franco Pecori 

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4 gennaio 2008