La complessità del senso
21 09 2017

La Bussola d’Oro

film_labussoladoro.jpgThe Golden Compass
Chris Weitz, 2007
Dakota Blue Richards, Nicole Kidman, Daniel Craig, Ben Walker, Eva Green, Jim Carter, Tom Courtenay, Sam Elliott, Christopher Lee, Edward De Souza, Simon McBurney, Jack Shepherd, Magda Szubanski, Derek Jacobi, Clare Higgins.
Oscar 2008: Effetti spec.

Le bacchette magiche, gli anelli e adesso la bussola della verità. Perdere la bussola, lo dice il senso comune, non è bene. E la verità non tutti la vogliono. Specialmente non la vogliono proprio quelli che dovrebbero averla come fondamento morale. Nel mondo “parallelo” in cui vive l’undicenne orfana Lyra Belacqua (Dakota Blue Richards), la verità è controllata appunto dal Magisterium, gente che ammantata di autorevolezza minaccia l’umanità. La piccola protagonista riceve in dono dal preside del suo college (siamo a Oxford) l’aletiometro, la Bussola d’Oro (150 milioni di dollari il costo del film), forse l’ultima rimasta in circolazione, strumento mistico disvelatore di misteri e perciò potenziale risolutore dei destini del mondo. Intanto, è misteriosa la capacità di Lyra di usarlo, senza nemmeno aver letto le istruzioni. Ovvio che l’oggetto non lascia indifferenti i nemici della verità. Quindi dal mistero si passa all’avventura, scorrazzando per il mondo dall’Inghilterra alla Norvegia. E’ addirittura al Polo Nord che punta lo zio di Lyra, Lord Asriel (Daniel Craig), convinto che lassù nel gelo si possa risolvere il problema (ah la scienza!) dell’elemento Polvere. Non a caso è con la Polvere (di stelle, sembrerebbe vedendola sullo schermo, dorata e cosmica, investire gli oggetti indagati dalla fantasia di Lyra) che la Bussola funziona. La bambina deve superare ostacoli di tutti i tipi per difendere l’oggetto misterioso, salvare il suo piccolo amico Roger, rapito dagli Ingoiatori (altro che lupi e Cappuccetti Rossi!), e raggiungere anche lo zio Asriel. I piani e del racconto s’intrecciano con gli scenari fantastici sovrapponendosi senza sosta, grazie all'”onnipotenza” del cinema. Nella progressione, gli spettatori più piccini (ma è un film per bambini?) sono chiamati ad una concentrazione superlativa. Basti pensare all’ambiguità iniziale del personaggio di Miss Coulter (una Nicole Kidman lustrata ben bene in volto tanto da sembrare di cera), scienziata e strega, stranamente autoritaria e insieme gentile con Lyra (avrà a che fare con gli Ingoiatori?); o al cambio di prospettiva costituito dal viaggio in mare aperto con i marinai gyziani (sorta di pirati buoni – ma che giorno è, che ora è?), che proteggono la protagonista in alleanza con Lee Scoresby (Sam Elliott), aviatore accentrico e texano messosi generosamente al servizio della buona causa e pronto a spingere il suo strano veivolo fin oltre l’aurora boreale. E non basta: c’è il mondo degli animali, presente sia come alter ego degli umani, in forma di tanti “daimon” quante sono le anime sulla Terra, sia, dalle parti dell’Artico, come terrificante popolazione di orsi, soggiogati dall’orso più cattivo,  colpito dal complesso di non poter avere anche lui il suo daimon. Solo un altro orso potrà sconfiggerlo, un certo Iorek Byrnison, che nutre in corpo un’irrefrenabile voglia di riscatto da un’antica sconfitta. Sarà un solievo anche per Lyra. Avvertenza: non tutto potrà risolversi nelle prime due ore di film, ma questa è solo la prima puntata della trilogia (3 numero perfetto) scritta da Philip Pullman, Queste oscure materie La Bussola D’oro, La Lama Sottile e Il Cannocchiale d’Ambra – da cui Weitz è rimasto colpito – dei tre libri il regista ha avuto modo di dire: «Per quanto riguarda l’ambizione e la profondità filosofica, superavano nettamente tutto quello che avevo letto in passato». Alle 14 milioni di copie vendute nel mondo si aggiungeranno ora quelle dei lettori italiani. Poi si passerà al seguito di Queste oscure materie, intitolato (si sa già) The Book of Dust. Pullman lo sta già scrivendo.

Franco Pecori

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14 dicembre 2007