La complessità del senso
23 06 2018

Parlare di qualcosa

 

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Su ciò di cui non si è in grado di parlare, si deve tacere. Qualcuno deve averlo detto. Ludwig Josef Johann Wittgenstein, nel Tractatus logico-philosophicus? Sembra una banalità…

Diciamo che il tema sia “linguaggio e realtà”, dove per realtà è da intendersi realtà oggettuale. Le “cose”, gli oggetti divengono oggettuali non appena li consideriamo, o soltanto guardiamo, o tocchiamo: la nostra esperienza (storica) ne traduce alcune caratteristiche in linguaggio implicito. E così ne possiamo parlare, ossia discorrere (che non è solo nominare). In un certo senso, non v’è nulla di cui non si possa parlare, ma allo stesso modo non v’è nulla di cui si possa parlare, se intendiamo come equivalente linguaggio e conoscenza. Allora il discorso di sposta sul versante scientifico. Fino a che punto e in quale forma la “traduzione” delle indagini scientifiche in linguaggio matematico “rappresenta” esaurientemente la “realtà” dell’osservazione e dell’elaborazione scientifica? E fino a che punto, sul filo di tale problematica corrispondenza, sarà soddisfacente “parlare” di qualche “cosa”? E al limite, anche il “tacere” sarà una forma discorsiva: dipenderà dal contesto. In ogni situazione, ci muoveremo inevitabilmente all’interno dell’incrocio dei due parametri: pertinenza e circostanza.

Franco Pecori

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14 dicembre 2013