La complessità del senso
24 11 2017

Irina Palm

film_irinapalm.jpgIrina Palm
Sam Garbarski, 2006
Marianna Faithfull, Miki Manojlovic, Kevin Bishop, Siobhán Hewlett, Dorka Gryllus, Jenny Agutter, Corey Burke, Meg Wynn-Owen, Susan Hitch, Flip Webster, Tony O’Brien, Jules Werner, Ann Queensberry, June Bailey.

Operetta morale inglese. Dove si dimostra come ciò che può essere considerato normalmente deplorevole, in una situazione speciale può invece vedersi sotto una luce positiva e persino romantica. La carica contestataria dell’azione decisa dalla protagonista, Maggie, madre di Tom, il cui bambino, malato grave, ha bisogno di cure troppo costose per le possibilità della famiglia, è accentuata dall’età matura della donna e dalla sua condizione di vedova in un contesto di piccola borghesia londinese. E il racconto è sostenuto da una grande interpretazione di Marianna Faithfull, che per il suo passato ricco di esperienze non certo conformiste (la sua carriera di cantante si apre nel 1964 con un pezzo, As Tears Go By, di Mick Jagger e Keith Richards, e va fino alla collaborazione con i Pink Floyd nell’opera rock The Wall, mentre le sue prestazioni di attrice sono dirette da autori come Jean-Luc Godard, Tony Richardson, Gus Van Sant, Sofia Coppola) “garantisce” al film  un consono marchio di autorevolezza. Maggie mette in atto una sorta di paradosso fecondo. Spinta dalla ferma intenzione di salvare la vita del nipotino, accetta il lavoro di “hostess” in un sex club di Soho, il famigerato quartiere di Londra, sacrificandosi nel triste ruolo di masturbatrice di uomini. L’ambiente si rivelerà, pur nella sua struttura infernale, meno malefico, almeno per Maggie, di quanto non lo sia stato finora il contorno della sue false amiche con i loro salottieri falsi bisbigli. Preso il nome “d’arte” di Irina Palm, si rifà letteralmente una vita, in una dimensione di autenticità che di cui finora non aveva potuto godere. I piccoli-grandi gesti del suo “sacrificio” sono rappresentati dal regista con una discrezione ironicamente quasi-documentaria e così la scena si arricchisce man mano di particolari tanto sorprendenti quanto più “normali”. E’ il rispetto dello sguardo verso un mondo che reclama la sua dignità, proprio a misura del patimento che lo sostanzia. Entusiastica l’accoglienza del pubblico al festival di Berlino.
David Donatello 2008: Film dell’UE.

Franco Pecori

 

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7 dicembre 2007