La complessità del senso
17 12 2017

Il diario di una tata

film_ildiariodiunatata.jpgThe nanny diaries
Shari Springer Berman e Robert Pulcini, 2007
Scarlett Johansson, Laura Linney, Alicia Keys, Chris Evans, Donna Murphy, Paul Giamatti, Nicholas Reese Art.

Esercitazione sul campo. Un’antropologa studia dal vero le “tribù” di Manhattan. Annie (Johansson) si è appena laureata in Antropologia e per prima cosa decide di sganciarsi dalla mamma e di lasciare il New Jersey. Nell’Est Side di Manhattan il “destino” sceglie per lei il mestiere di “tata”. Il luogo e la famiglia di Grayer (Reese Art), il bambino di cui aver cura, sono un mondo perfettamente chiuso, omogeneo, ideale per un’esperienza come quella che attende Annie. I  due registi, autori anche della sceneggiatura e già vincitori del Sundance Film Festival con American Splendor (2003), descrivono con una puntualità vicina all’assoluto i parametri socioculturali entro cui si svolge la vicenda. In superficie, il film può sembrare l’ennesima “predica” sul valore della famiglia (i genitori, anche e specie se ricchi, devono amare i figli, star loro vicini, trascurando almeno in parte gli egoismi personali, ecc.), ma il tema è svolto appronfondendo adeguatamente le pertinenze situazionali, con l’aiuto essenziale sia della protagonista (una Johansson che sembra divertirsi nel ruolo semicomico) sia di Laura Linney, perfettamente calata nella parte della moglie del ricco manager (Giamatti), irrigidita in un’alienazione di gruppo che definire esemplare è dir poco. In alcuni momenti emerge un certo contrasto tra il tono favolistico alla Mary Poppins e l’accentuazione satirica del racconto: i due elementi stilistici rischiano di attenuare la rispettive incidenze. Ma nel complesso la commdia resta divertente quanto “istruttiva”.

Franco Pecori 

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30 novembre 2007