La complessità del senso
20 11 2017

Across the universe

film_acrosstheuniverse.jpgAcross the Universe
Julie Taymor, 2007
Evan Rachel Wood, Jim Sturgess, Joe Anderson, Dana Fuchs, Martin Luther McCoy, T.V. Carpio, Spencer Liff, Lisa Hogg, Nicholas Lumley, Michael Ryan, Angela Mounsey, Erin Elliott, Robert Clohessy, Christopher Tierney, Bono, Joe Cocker, Eddie Izzard, Salma Hayek.

Attraverso l’universo degli anni Sessanta. E anche dall’altra faccia della luna. La prima lettura è sul versante del viaggio, non nel senso di “trip”, ma in quello di un ripercorrere, con la memoria e con la fantasia, un’epoca passata, rievocandone il “sound” (i Beatles, il rock, la protesta) e più in generale il mood socio-culturale. La seconda, più ardua e forse mancata, si tradurrebbe in un indice per la ricerca del senso che, a distanza di mezzo secolo, può aver preso quell’ormai antico manifesto del bit allora nuovo, proveniente dalle antiche tradizioni britanniche e intinto negli umori del remoto Blues. Ma forse non è il caso di andare troppo oltre il testo, cioè il film di Julie Taymor, regista che ha già dimostrato una certa sensibilità verso l’arte moderna e verso il sentimento degli artisti (Frida). Un bel musical dunque (passato in anteprima alla Festa del cinema di Roma), con un buon mix di brani, tutti stranoti e riconoscibilissimi, eseguiti con bravura e con dovuta consapevolezza della necessaria re-interpretazione dagli stessi attori, per evitare il “doppione” e la relativa impressione di “falso”: Lennon e Janis Joplin, tanto per dirne due, non potevano essere più che evocati. Rispettato il limite della decenza, tutto ha poi funzionato piacevolmente, sempre sul crinale di una vaga nostalgia che non si tramuta nella responsabilità di una riproposta. Non si arriva cioè alla lezione di storia, ma si sfoglia un album animato e sonoro. E All you nedd is love è il sugello finale, il tappeto melodico su cui scorre la sequenza conclusiva, dei due ragazzi ormai cresciutelli, Jude (Sturgess) e Lucy (Wood), che il destino fa ricongiungere dopo le risapute peripezie “moderne e contemporanee” – Liverpool, New York, il Village, Detroit, la California, la rivolta studentesca, il Vietnam, il sogno Hippy completo di bus e di circo mitici, con cammei di Bono e di Joe Cocker. Parole e musica trapassano l’universo dolcemente, il suono è pieno come dev’essere con i mezzi attuali, le scene altrettanto soddisfano una certa fame di dinamicità della coreografia. Si esce soddisfatti, ma in attesa di un altro musical, che ci parli di quella grande occasione universale mancata.

Franco Pecori

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23 novembre 2007