La complessità del senso
17 12 2017

Il tocco del peccato

film_iltoccodelpeccatoTian Zhu Ding
Regia Jia Zhang-Ke, 2013
Sceneggiatura Jia Zhang-Ke
Fotografia Nelson Yu, Lik-wai
Attori Zhao Tao, Jiang Wu, Wang Baoqiang, Luo Lanshan, Zhang Jiayi, Li Meng
Premi Cannes 2013: Jia Zhang-Ke sc.

Un giro istruttivo attraverso la Cina di oggi, paese immenso in rapido e caotico sviluppo. Il regista, originario dello Shanxi, provincia agricola del Nord, ha ambientato lì la prima delle quattro storie che compongono il film. Sono storie violente che rispecchiano la situazione attuale del paese. Ja Zhang-Ke non è certo nuovo all’osservazione critica della realtà, basti pensare al suo Still Life (2006), premiato a Venezia con il Leone d’Oro. Lo stesso titolo di quel film, “Natura morta”, rimanda lateralmente alla sostanza di quest’ultimo lavoro, dove si susseguono fatti, raccolti dalla cronaca, intrisi di senso mortale. Il dissidente regista trasmette qui soprattutto gli esiti drammatici di un’insoddisfazione disperata che da collettiva si va trasformando in profondo disagio individuale. La storia di Dahai (Jiang Wu) con cui si apre il film è una chiarissima denuncia dell’impossibilità, sopraggiunta con lo sfaldarsi del collettivismo, di ottenere giustizia economica e sociale di fronte all’arroganza violenta dei nuovi detentori del potere. Contro il capo del villaggio, a Dahai non resta che usare il fucile. Con una sceneggiatura forse un po’ troppo “trasparente” rispetto al livello progettuale, il regista lega le diverse fasi narrative, non sempre riuscendo a farle brillare di luce propria, mentre le appoggia al tracciato contenutistico. Ma vi sono momenti di emozionante, seppur glaciale, poesia, momenti che traducono la sensazione di impotenza che, in modi e per ragioni diverse, accomuna il destino dei singoli personaggi: immersi in una realtà alienante, soli in un paesaggio che li ignora, abbandonati in balìa della legge del più forte. E il più forte non è necessariamente una singola persona, può essere il mercato del sesso, lo sfruttamento del lavoro, l’ossessione della difesa personale; e può essere perfino divertente sparare per primi, come fa Zhou San (Wang Baoqiang) contro altre persone con cui non si può più parlare; o si può essere costretti a pensare a se stessi e alla propria vita,  sacrificando anche possibili scelte affettive, le quali però comporterebbero una scommessa, un viaggio, uno spostamento verso realtà nuove, verso prospettive generose. E’ la rinuncia di Xiao Hui (Luo Lanshan), la ragazza madre che il suo giovane innamorato vorrebbe portare via, a cercare fortuna lontano: una chiusura amara, a conclusione di un giro che ha visto un’altra ragazza, Xiao Yu (Zhao Tao), difendersi in modo estremo dall’aggressione di un cliente in una sauna per ricchi. Si dirà che tali cronache non lasciano stupiti, data l’evoluzione del paese da cui provengono. Ma Jia Zhang-Ke non è soltanto un fotografo realista, è soprattutto un artista coraggioso che non pone in secondo piano lo stile. La cinepresa si ferma spesso a formalizzare la tipicità di uno sguardo non rassegnato, regalando allo spettatore punti di riflessione la cui “necessità” viene dallo stesso sguardo, dal taglio dell’obbiettivo, dal tempo stabilito per l’inquadratura più che dal riferimento extrafilmico, cartaceo o immaginario che sia.

Franco Pecori

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21 novembre 2013