La complessità del senso
21 09 2017

Bon Voyage

film_bonvoyage.jpgBon Voyage

Jean Paul Rappeneau, 2004

Isabelle Adjani, Gérard Depardieu, Yvan Attal, Peter Coyote, Grégory Dérangère, Virginie Ledoyen.

 

Giorni in cui si decidono i destini della Francia. I tedeschi a Parigi, i francesi, governo in testa, a Bordeaux. Giorni paradossali, tanto che, fino alla fine, ci si chiede se il film di Rappeneau sia comico o serio. Stupidità contro dramma, la vicenda di Viviane (curiosa Adjani, anelante a Bellucci), attrice famosa e propensa all’intrigo egoistico, trapassa un fitto tessuto di passioni non espresse, scelte non responsabili, politiche non abbastanza pubbliche, giornalismi confusionari. Il giugno francese del 1940, insomma. Rappeneau (Zazie nel metrò, L’ussaro sul tetto) cita Renoir e ama Hawks («Datemi un buon dramma, ne farò una buona commedia»), riesce a dire le cose importanti buttandola in sorriso, quasi sempre in chiave grottesca, senza per altro rinunciare alle scene quasi grandiose, quasi di massa, ben articolate. Al filo del racconto, un giovane che si lascia imprigionare per amore e che un bel giorno partirà per un viaggio verso una vita più degna, non è necessario legarsi in maniera troppo stretta. Contano di più i caratteri (il ministro Depardieu, per esempio) e il senso complessivo della vicenda. Un senso tutt’altro che superficiale.

 

Franco Pecori

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6 febbraio 2004