La complessità del senso
23 09 2017

Prisoners

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Regia Denis Villeneuve, 2013
Sceneggiatura Aaron Guzikowski
Fotografia Roger Deakins
Attori Hugh Jackman, Jake Gyllenhaal, Viola Davis, Maria Bello, Terrence Howard, Melissa Leo, Paul Dano, Dylan Minnette, Zoe Soul, Erin Gerasimovich, Kyla Drew Simmons, Wayne Duval, Len Cariou.

La religiosità può fare brutti scherzi. Si può radicare in ambienti moderati in apparenza ed estremisti in realtà, con conseguenze drammatiche per la collettività oltre che per le singole persone. L’anziana signora Holly Jones (una Melissa Leo invecchiata per esigenze narrative), racconterà, a un certo punto del film, di aver perso il primitivo entusiasmo col quale s’era impegnata a propagandare la fede nella propria cittadina e nei dintorni. La causa del brusco arresto spirituale era stata la morte per cancro del suo figlio prediletto. Sarà una traccia importante per il detective Loki (Jake Gyllenhaal), impegnato a districarsi nella rete di tensioni e sospetti formatasi in seguito alla scomparsa improvvisa di due bambine, Anna Dover (Erin Gerasimovich) e Joy Birch (Kyla Drew Simmons), figlie di genitori amici, riuniti per festeggiare il Giorno del Ringraziamento.  Il padre di Anna, Keller (Hugh Jackman), è uno yankee molto sicuro dei sani princìpi e doveri su cui deve fondarsi la vita delle persone perbene (il film si apre con una scena di caccia in cui suo figlio fa centro su un animale al primo colpo meritandosi i complimenti del padre: “Sono orgoglioso di te, figliolo”). La moglie di Keller, Grace (Maria Bello), trova rifugio negli psicofarmaci. Il padre di Joy, Franklin (Terrence Howard), di colore, è il primo a rendersi conto della piega violenta che la situazione sta prendendo. Infatti, secondo il canovaccio del genere “caccia all’indegno colpevole”, l’attività investigativa della polizia non soddisfa le persone in ansia per la scomparsa dei loro cari e progressivamente subentra la voglia di risolvere “in proprio”. Ossia, al di là delle garanzie di legge. Keller mette gli occhi su uno “strano” giovane che si aggira nei dintorni, lo cattura e è intenzionato a costringerlo con ogni mezzo a fornire indicazioni sulla scomparsa di Anna e Joy. La moglie di Franklin, Nancy (Viola Davis), diversamente dal marito, propende per appoggiare l’azione di Keller. Non forniamo troppi elementi, i quali finirebbero per togliere curiosità allo spettatore, ma ci sembra già sufficiente una lettura complessiva del quadro: una società tranquilla solo negli aspetti esteriori della vita quotidiana, una pentola che ribolle di dubbi e insoddisfazioni, una speranza che persone nuove (Loki è un poliziotto giovane) possano contribuire a una riflessione civile per la costruzione di un quadro sociale più armonioso. Denis Villeneuve, regista franco-canadese al debutto nel contesto produttivo statunitense, dopo il bel film sulla guerra in Oriente, La donna che canta – Incendies, passato nel 2010 a Venezia (Giornate degli Autori), si affida alle intense interpretazioni di Jackman e  Gyllenhaal per ottenere la giusta profondità di senso su un racconto che, altrimenti, avrebbe presentato molti rischi di stereotipia. Specialmente pregevoli alcuni momenti che lasciano emergere l’autenticità polivalente della situazione, radicata nelle premesse storiche dei caratteri e delle motivazioni.

Franco Pecori

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7 novembre 2013