La complessità del senso
21 09 2017

Giovane e bella

Layout 2Jeune & Jolie
Regia François Ozon, 2013
Sceneggiarura François Ozon
Fotografia Pascal Marti
Attori Marine Vacth, Géraldine Pailhas, Frédéric Pierrot, Johan Leysen, Charlotte Rampling, Nathalie Richard, Djédjé Apali, Lucas Prisor, Laurent Delbecque, Jeanne Ruff, Serge Hefez, Carole Franck, Olivier Desautel, Akéla Sari.

Isabelle (Marine Vacth, ex modella, 23 anni nella realtà) ha 17 anni, è giovane e bella e vive in famiglia, con sua madre Sylvie (Géraldine Pailhas), il fratello più piccolo, Victor (Fantin Ravat), e il patrigno Patrick (Frédéric Pierrot). Fatale che la ragazza abbia il primo rapporto sessuale: tocca a Félix (Lucas Prisor), giovane e prestante tedesco, svolgere il compito in una notte d’estate. Preso atto della perdita della verginità, Isabelle si avventura, senza alcuna motivazione apparente, in una serie di incontri con uomini provenienti dal web, a pagamento. Insomma si prostituisce con indifferenza. La catena si spezza quando l’anziano cliente Georges (Johan Leysen) cede alla fatica. Forse proprio dall’ultimo atto stava spuntando il complemento sentimentale che Isabelle non aveva mai cercato, forse per questo l’incidente provoca nella giovane il primo vero impulso allo stop. Sarà la vedova di Georges, Alice (Charlotte Rampling), a chiedere a Isabelle un incontro finale, forse risarcitorio per entrambe le donne. Improvvisamente ci viene da tornare alle prime inquadrature del film. Una giovane e bella ragazza sta facendo il bagno nel mare, esce sulla spiaggia, si stende al sole scoprendo il seno. Qualcuno la guarda dall’alto con un binocolo. E’ Victor, il fratellino che le farà da sponda per i suoi segreti turbamenti e per le successive prostituzioni. Isabelle uscirà di casa furtivamente, rientrerà a ore insolite, suscitando nella madre soltanto qualche vago e imprecisato sospetto. Sarà Victor a “coprire” le prime uscite furtive della sorella, tra i due si stabilirà complicità, fatta di reciproco opportunismo sentimentale/erotico.  E’ a quel punto che la vita si rivela loro: nuove generazioni alla scoperta del nulla. L’entrata di un albergo lussuoso, l’ascensore, il corridoio, la stanza, il letto, il sesso, le banconote intascate senza particolare interesse, rarefatte e insignificanti sensazioni di piacere. Il nulla motivato da un nulla apparente, analizzabile e da analizzare, forse, ma di certo non “trasparente” all’occhio di Ozon, autore curioso, non per la prima volta, verso le ragioni attrattive dei giovani nel rapporto complesso tra loro educazione e relativo spettro culturale (cfr. Nella casa, 2012). La forma thriller, esplicita o comunque sempre latente nel cinema del regista francese, è da riferirsi, al di là delle singole “applicazioni” più accentuatamente psicosociologiche (8 donne e un mistero è del 2002), alla difficoltà/impossibilità – si direbbe ormai obbiettiva – di trovare e indicare riferimenti espliciti a radici individuali, il cui tracciato sia capace di condurre a un qualche riscontro di tipo generale e/o prospettico. Se l’indifferenza fosse un sentimento piuttosto che essere fonte di non-sentimento, potremmo dire che proprio la giovane e bella Isabelle, proprio la sua valenza estetica nel rapporto col mondo rappresenti la causa e insieme l’effetto di quella inconsistenza del vivere di cui ci sentiamo oggi, per così dire, imbevuti.  E via via, non sarà più tanto questione generazionale né circoscrizione classista quanto bidimensionalità massmediologica e vita fittizia, impotente – temiamo – a uscire da sé. Non a caso, gli adulti attorno a Isabelle cercano invano, alla fine, di capire come sia potuto accadere che… ecc. ecc. Il fatto che il racconto sia scandito secondo il succedersi delle quattro stagioni, più che accentuare il lato “naturale” evolutivo della crescita di Isabelle, finisce appunto per connotare la dimensione più larga e sistematica del senso. Non è un film sui giovani oggi né sullo sbocciare delle pulsioni sessuali.

Franco Pecori

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7 novembre 2013