La complessità del senso
25 09 2017

Escape Plan

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Regia Mikael Håfström, 2013
Sceneggiatura Miles Chapman, Jason Keller
Fotografia Brendan Galvin
Attori Sylvester Stallone, Arnold Schwarzenegger, James Caviezel, Vencent D’Onofrio, Vinnie Jones, Sam Neill, Curtis “50 Cent” Jackson, Amy Ryan, Caitriona Balfe, Faran Tahir, Matt Gerald, Steven Krueger, David Joseph Martinez.

Un mondo a parte? L’universo consumistico che ci siamo creati per vivere meglio non prevede vie di fuga. Ma è realmente impossibile uscirne? Il film dello svedese Håfström – regista solito a muoversi in ambito thriller/horror (Derailed 2005, 1408 2007, Il rito 2011) – sembra proporre una verifica attraverso una sorta di contrappasso estetico e narrativo. Mentre noi siamo “liberi”, proviamo a vedere se esista davvero una prigione da cui non si possa fuggire. E quale figura troveremo, nell’immaginario cinematografico, che dia corpo all’uomo capace di controllare con prove estreme l’invalicabilità di ogni via di uscita, quale se non quella di Stallone/Rambo, lui che i “cattivi” ha voluto sempre castigarli anche con le proprie mani? Nei panni di Ray Breslin, Sylvester Stallone è l’incubo dei direttori di carceri, si applica, come detenuto sotto copertura, a dimostrare che dai penitenziari più “sicuri” si più evadere. Arriva però la situazione limite. Ormai alle soglie della pensione, Breslin accetta un ultimo incarico e sarà la prova più difficile. Questa volta si troverà di fronte un direttore molto diverso dai precedenti che lo avevano aiutato a svolgere il suo lavoro. Per James Caviezel la Passione di Cristo (2004) è ben lontana, il suo personaggio è ora il subdolo e sadico Willard Hobbes, responsabile del carcere chiamato “The Tomb”. Quando Ray realizza che la propria copertura è praticamente azzerata (capita, nella vita, di vedersi traditi), non gli resta che cercare un appoggio interno e lo trova in Swan Rottmayer (Schwarzenegger), detenuto disposto a tutto pur di andarsene dalla Tomba. Rambo e Terminator: difficile pensare a una coppia di eroi più efficace in imprese anche fisicamente “impossibili”. I due attori hanno una certa età, sono nati rispettivamente nel 1946 e nel ’47, ma la forma fisica sembra perfetta e continua a essere sorretta dalla discreta vena umoristica che da sempre ha assistito le loro imprese. Qui è il punto di bravura del regista, il quale sa coniugare la componente spettacolare (non mancano i mezzi per una messinscena tecnologicamente ricca) con l’aspetto strettamente convenzionale del comportamento dei protagonisti. E d’altra parte, Stallone e Schwarzenegger, si mostrano ben coscienti del valore, astratto più ancora che simbolico, del loro linguaggio, parole e soprattutto corpi. Il risultato va appunto nella direzione del paradosso ideale di cui parlavamo. Il mondo “a parte” si confronta col mondo “vero”, carcere e libertà vanno cercando una verosimiglianza in divenire.

Franco Pecori

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17 ottobre 2013