La complessità del senso
18 10 2017

Bling Ring

film_blingringThe Bling Ring
Regia Sofia Coppola, 2013
Sceneggiatura Sofia Coppola
Fotografia Harris Savides, Christopher Blauvelt
Attori Israel Broussard, Katie Chang, Taissa Farmiga, Claire Julien, Georgia Rock, Emma Watson, Leslie Mann, Gavin Rossdale, Carlos Miranda, Stacy Edwards, G. Mac Brown, Marc Coppola, Janet Song, Annie Fitzgerald, Doug DeBeech, Erin Daniels, Marcia Ann Burrs, Brenda Koo, Rachelle Carson-Begley, Peter Bigler, Yolanda Lloyd Delgado, Kirsten Dunst, Paris Hilton.

Oggettuale. Che sia “tratto da una storia vera” poco cambia, importante è la verosimiglianza, quella interna al film. Il realismo di Bling Ring è convincente al di là del fatto che Sofia Coppola si sia ispirata a un articolo di Vanity Fair. Los Angeles può sembrare un posto tranquillo e “da sogno” per via del cinema, i divi, la moda e il vivere di lusso. I figli di famiglia presentano al massimo qualche piccolo disturbo comportamentale dovuto alla mancanza di contatto con la realtà non mitologica, i loro desideri finiscono per essere delimitati da un repertorio esibizionistico che definisce l’immaginario legandolo agli oggetti connotativi di un’esistenza sovrabbondante di “libertà” consumistica. Ritmi binari (da disco) e sniff (da disimpegno) scandiscono serate e nottate, fatto salvo il dopocena che spesso conclude con la preghiera una giornata apertasi con la preghiera – se la mamma, prima di lasciarli andare a scuola, abbia invitato i figlioli a recitare insieme formule “segrete” (per esempio di una setta chiamata The Secret) per il Bene e per la Pace del Pianeta. La regista, dopo Lost in translation (2003) e dopo Somewhere (2010), non si meraviglia certo dell’indifferenza con cui una compagnia (non vuol dire banda) di giovani, quattro ragazze e un ragazzo, si procurano picchi di eccitazione “intellettuale” mediando i relativi impulsi dalla falsità dei traguardi scanditi nelle giornate-manifesto di personaggi “veri”, quali Paris Hilton o Lindsay Lohan. Si attinge al pozzo di informazioni della Rete e si va a “fare shopping” proibito nelle loro case. Soddisfazione per accumulo (borse, scarpe, abiti, collane, banconote) e per sfarzo gratuito, targato filosoficamente più o meno così: fate come vi pare, la società lo permette e perfino lo richiede. Oltre un certo limite, interverrà la Giustizia, ma con pacata consapevolezza, in un contesto capace di assorbire le divagazioni del futuro prossimo.  La Coppola prende atto e rielabora con rispetto estetico, senza prediche e senza compiacimenti, lasciando perfino che certi aspetti, neanche troppo paradossali, emergano “naturalmente” dal contesto cinematografico stesso, come la presenza non secondaria di Emma Watson e della sua Nicki, ragazza che non si può fare a meno di associare alla radice “magica” da cui nasceva la Hermione di Harry Potter e la pietra filosofale (2001). La magia e le religioni segrete mantengono giovani, specie se unite alla forza persuasiva del feticcio nobilitante. Tuttavia la poetica di Sofia Coppola è soft solo in apparenza, nasconde a ogni angolo di montaggio un sarcasmo drammatico difficile da risolvere in catarsi. Limite artistico, forse, ma necessità comprensibile se riferita all’evolversi della storia.

Franco Pecori

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26 settembre 2013