La complessità del senso
21 09 2017

L’abbuffata

film_labbuffata1.jpgL’abbuffata
Mimmo Calopresti, 2007
Diego Abatantuono,  Paolo Briguglia, Elena Bouryka, Lele Nucera, Lorenzo Di Ciaccia, Mimmo Calopresti, Nino Frassica, Valeria Bruni Tedeschi, Donatella Finocchiaro, Gérard Depardieu.

Calabria, borgo di Diamante. Giovani e vecchi sperduti nel lulla, già culla della civiltà occidentale. A fissare il mare, ormai da qualche anno, Neri (Abatantuono), da Colonio Monzese. I ragazzi del borgo lo chiamano maestro perché faceva il cinema. Adesso ha una cinepresa chiusa nel baule. Forse la presterà a Gabriele (Briguglia), Nicola (Nucera) e Marco (Di Ciaccia), che vogliono fare un film. Però non trovano il protagonista. Cercano un attore sui 50, deve parlare inglese: sarà un emigrato che torna al paese dove da ragazzino lasciò un bacio a una quindicenne che poi l’avrebbe sognato per tutta la vita e l’aspetta ancora. Marco ha una sorella, Elena (Bouryka), e Neri ha un amico, Francesco (Calopresti), che si barcamena a Roma tra cinema e Tv. Dal nulla del borgo al caos della capitale, per i ragazzi non cambia granché, tranne una piccola infatuazione di Elena per Francesco. Prospettive per il film: zero. L’unico attore possibile, “The Teacher” Frassica, cade miseramente al provino. Poi il miracolo, come succede nel magico mondo dell’ex Dolce Vita. Compare Amelie (Bruni Tedeschi). Sarà un’attrice? L’importante è che sta con Gérard Depardieu. Nientemeno. E il francese, scion-scion /uè-uè, forse reciterà per i tre sperduti. Arriva con l’aereo personale, chiede subito di Pantelleria, gli spiegano che è da un’altra parte. Si adatterà a un bel pranzo casereccio, anzi una vera e propria abbuffata con tutto il paese a tavola. Ma il film si farà? Il finale è a sorpresa. Non sorprende la valenza allusiva del film che invece s’è fatto. A più riprese, con insistenza, emerge il “dibattito” sul cinema, quello italiano specialmente. Neri fa il cineforum proiettando Fellini: realtà, sogno e così via. Giustamente si mostra stufo – farà bene a tener conto delle attenzioni che per lui mostra Enza (Finocchiaro), attorno al cui bar ruota il borgo -. Il tentativo velleitario dei tre giovani dovrebbe far riflettere sul come e sul perché del cinema. E ad un certo punto, il domandone: cinecittà, realismo o reality? Calopresti si immedesima un po’ troppo, non solo sul perché ma anche sul come. Un po’ “autarchico, un po’ ”regista di matrimoni”, sembra non tener ferme certe differenze, come quella tra regista e suoi attori. O se volete, tra desiderio e oggetto del desiderio. 

Franco Pecori

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16 novembre 2007