La complessità del senso
24 11 2017

Come tu mi vuoi

film_cometumivuoi.jpgCome tu mi vuoi
Volfango De Biasi, 2007
Cristiana Capotondi, Nicolas Vaporidis, Giulia Steigerwalt, Elisa Di Eusanio, Paola Carleo, Paola Roberti, Marco Foschi, Niccolò Senni, Ludovica Modugno, Delia D’Alberti, Riccardo Rossi, Gianfranco Barra, Luigi Diberti.

Scienze della Comunicazione. Libro e filmetto. Sempre meglio che libro e moschetto. De Biasi, scrittore al debutto, ma già insegnante di Sceneggiatura, ha pensato che, in questo momento, non si poteva non scrivere una storia così: Come tu mi vuoi – Lui è bello, viziato, un po’ stronzo, lei bruttina, secchiona, un po’ sfigata. Pirandello, Greta Garbo e la doppia identità (Come tu mi vuoi, George Fitzmaurice, 1932) non c’entrano. Qui il tema è generazionale, studenti universitari. Un libro così e subito il film. Persino più rapido di Federico Moccia, che a “libro e filmetto” ( Scusa, ma ti chiamo amore lo vedremo nel 2008) è arrivato dopo i due successi còlti da altri (Luca Lucini e Luis Prieto) con due suoi bestseller, Tre metri sopra il cielo, 2004, e Ho voglia di te, 2007. Rapidità sì, perché il tempo passa e l’altro successo, di Vaporidis giovane d’oggi che fa impazzire le ragazzine con le Notti prima degli esami di ieri e di oggi (2006- 2007), non poteva essere tenuto in caldo più di tanto. Studenti di scienze della Comunicazione sì, perché lì c’è posto per tutti, anche per  Riccardo (Vaporidis appunto), figlio di papà (Diberti) che pensa solo a spassarsela col suo giro di amiche; e per Giada (Capotondi) che invece viene dal paese, povera, lavora per mantenersi agli studi dai quali è tutta presa e non sopporta la superficialità del vivere alla moda. Si sviluppa un incontro/scontro (ma è facile indovinare il finale). La perfezione. Ogni parola è scaricata direttamente dai muri della città (Roma), ogni inquadratura, raggiunto il senso, si dilunga un po’. Per sicurezza. Per togliere con un sorriso il dubbio che l’approccio “scientifico” ai fenomeni di massa sia di utilità a qualcuno che non sappia che «non c’è niente di intelligente ad essere infelici».

Franco Pecori

Print Friendly

9 novembre 2007