La complessità del senso
17 10 2017

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Mikael Håfström, 2007
John Cusack, Samuel L. Jackson, Mary McCormack, Jasmine Jessica Anthony, Alexandra Silber, Tony Shalhoub, Emily Harvey, Noah Lee Margetts.

Mike non ci crede, ma forse è vero. Il problema è che il cinema non è dimostrativo: si può credere a ciò che si vede solo nel senso che si tratta di un film. Perciò ci vuole la disposizione aprioristica a farsi abbindolare. Proviamo a seguire Mike Enslin (Cusack), che scrive libri sul paranormale. Molti lettori, ma lui, ormai esperto, è definitivamente scettico e anche un po’ stufo. Sta per abbandonare. Però gli arriva una cartolina che lo incuriosisce per un’ultima volta: la stanza 1408 dell’Hotel Dolphin a New York sembra proprio essere maledetta, nessuno vi ha resistito per più di un’ora. Si favoleggia di una serie di morti orrende e incomprensibili. Lo scrittore arriva al Dolphin e deve superare lo stop del direttore Olin (Jackson), deciso a negargli l’accesso alla “camera del male”. Quando finalmente Mike entra e si accomoda, tutto sembra tranquillo. Håfström (Evil, Derailed) è bravo a punteggiare la situazione con elementi umoristici che, per contrasto, fanno salire l’ansia per il momento – certamente verrà – in cui le cose non saranno più tanto divertenti. E il momento arriva, seguìto da una serie di attacchi “mentali” del malefico ignoto, che fanno perdere progressivamente a Mike la sicurezza di sé e lo trascinano in uno stress vorticoso dal quale, a un certo punto, sembra – a lui e a noi – di non poter più uscire. Il finale ovviamente non è raccontabile. Diciamo solamente che, da una parte, si apre uno spiraglio di distensione e, dall’altra, resta socchiusa la porta del dubbio. Due spifferi fanno una corrente d’aria. Preparatevi a soffrirne. Volontariamente, si capisce. Tratto dal racconto omonimo di Stephen King.

Franco Pecori

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23 novembre 2007