La complessità del senso
21 09 2017

L’uomo privato

film_luomoprivato11.jpgL’uomo privato
Emidio Greco, 2007
Tommaso Ragno, Myriam Catania, Giulio Pampiglione, Mia Benedetta, Ennio Coltorti, Mariangela D’Abbraccio, Vanessa Gravina,Vanni Materassi, Catherine Spaak.

«Un personaggio, una situazione e un racconto che nascono da un sentimento diffuso e condiviso: la tentazione di fuga o di isolamento, di chiusura al mondo di fronte alla iattanza di una quotidianità e di una realtà delle quali si sono persi le coordinate e i punti fermi (o ritenuti tali) che davano ad esse senso e ragione. Con l’inevitabile approdo: la frustrazione del proposito nel confronto con la forza delle cose». Così il regista. L’idea di un film sulla voglia di cercare la “felicità” ritirandosi nel “privato”, nauseati dalla realtà insignificante e insoddisfacente, era perfettamente in linea col momento attuale non solo del cinema e non solo del cinema italiano. Buona idea sulla carta. Peccato che sullo schermo il soggetto si traduca in un’imbarazzante sequenza “sperimentale” di scene bloccate e senza vita, con gli attori fuori tono, che danno l’impressione di implorare una guida capace di salvarli dalla condizione inesorabilmente “privata” (qui nel senso di non comunicativa) in cui la sceneggiatura cartacea li costringe. Certo, Tommaso Ragno nei panni del protagonista, professore di diritto che vive come un incubo il contatto con le donne e col mondo, mette in gioco la sua esperienza teatrale (con Martone, De Castro, Ronconi), ma tutto ciò che succede in lui e attorno a lui denuncia l’invalicabile ostacolo della maniera, si dicono parole generiche, si giocano partite non imprevedibili, tanto più quando il racconto prende la piega del “giallo”, giravolta nel genere che sa di espediente narrativo: quale «confronto con la forza delle cose»? Uno studente si suicida per l’amore disperato verso la ragazza che scopre essere anche in un rapporto difficile proprio con l’uomo privato. E allora? Il Greco autore de L’invenzione di Morel, di Ehrengard, di Una storia semplice, risulta francamente irriconoscibile.

Franco Pecori

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1 novembre 2007