La complessità del senso
18 10 2017

The Bourne ultimatum

film_thebourneultimatum.jpgThe Bourne ultimatum
Paul Greengrass, 2007
Matt Damon, Julia Stiles, David Strathairn, Scott Glenn, Paddy Considine, Edgar Ramirez, Albert Finney, Joan Allen.

Un super killer? Sì, ma anche un’anima in pena. Jason Bourne (Damon) è ormai impegnato al massimo nella ricerca dell’origine della propria “alienazione”. La sua personalità è stata trasformata nel 2002 (The Bourne Identity) dagli ideatori dell’operazione Treadstone. Da allora il novello imbattibile “007” al servizio della Cia, ha sofferto dell’incubo di non riuscire a riacquistare piena coscienza di sé. E adesso che un nuovo programma segreto di omicidi, Blackbriar, è stato avviato, appare sempre più chiaro agli uomini del Dipartimento Difesa che Bourne è diventato un pericolo da eliminare.  Il capo di Blackbriar, Noah Vosen (Strathairn) non ha dubbi, ma deve superare l’ostacolo interno rappresentato da Nicky Parsons (Stiles), la quale invece non è per nulla sicura che il vero pericolo sia Bourne e chiede: «Dove andremo a finire». Il film conferma in pieno la qualità dello spettacolo e della tensione narrativa di tutta la serie. Ma questo terzo capitolo (Bourne supremacy, 2004, era il secondo) offre in più l’evidenza del richiamo esplicito ad una possibile riflessione allargata. La domanda che tortura Bourne sulla propria identità – chi sono? come sono finito così? – può riguardare, sia pure a diversi livelli, ciascuno di noi: potrebbe capitarci, a un certo punto, di diventare dei killer, magari in senso figurato? E come, in quali circostanze, spinti da chi? E se, avuta noi consapevolezza del nostro cattivo “destino”, qualcuno o qualcosa tentasse in tutti i modi di impedirci di uscirne? Dal bel giocattolone – spionaggio internazionale da Mosca a Tangeri, da Parigi a Torino, Madrid e Londra, azione dal primo minuto all’ultimo, inseguimenti sul filo del crash impossibile, scontri all’ultimo sangue – siamo forse passati, nemmeno tanto impercettibilmente, al viaggio impervio nella coscienza collettiva di un mondo perso, forse, nell’inferno del potere.

Franco Pecori

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1 novembre 2007