La complessità del senso
24 11 2017

Nella casa

Dans la maison
Regia François Ozon, 2012
Sceneggiatura François Ozon
Fotografia Jérôme Alméras
Attori Fabrice Luchini, Ernst Umhauer, Kristin Scott Thomas, Emmanuelle Seigner, Denis Ménochet, Bastien Ughetto, Jean-François Balmer, Yolande Moreau, Catherine Davenier.

La lingua, la scrittura, la realtà circostante, la fantasia, il narrare. Elementi, condizioni, istanze, primi risultati verificabili già nella scuola secondaria. Germain (Fabrice Luchini), professore di lettere in un liceo francese, scrittore mancato, è ormai quasi rassegnato a constatare che i suoi allievi non sono capaci di andare oltre due misere proposizioni descrittive su temi semplici, quali “Come ho trascorso il week end”. Ma arriva l’eccezione. Il tema di Claude, quel ragazzo che siede giù in fondo alla fila di banchi – “Il ragazzo dell’ultimo banco” è la pièce teatrale dello spagnolo Juan Mayorga, da cui parte l’ispirazione del regista François Ozon (8 Donne e un mistero 2002, CinquePerDue 2004, Angel – La vita, il romanzo 2006, Ricky – Una storia d’amore e libertà 2008, Il rifugio 2009) – finisce con un inconsueto “continua”. Germain considera quella strana non-chiusura un segno del destino, un invito a occuparsi del “caso”, a seguire più da vicino la vocazione del ragazzo allo sviluppo della propria creatività. Il sedicenne Claude (Ernst Umhauer) ha intrapreso un’amicizia con il compagno di classe, Rapha (Bastien Ughetto). E’ interessato a conoscerlo meglio, andando anche a casa sua per aiutarlo nei compiti di matematica. I genitori di Rapha, padre (Denis Ménochet) sportivo e vòlto al commerciale (la Cina come traguardo), madre (Emmanuelle Seigner) lettrice di riviste di arredamento, costituiscono una tipica famiglia medio-borghese. La loro dimora, ampio giardino e interni “lussuosi”, attrae Claude, il quale proviene (lo si saprà in seguito) dalla periferia. E soprattutto, il ragazzo è colpito dalla madre di Rapha, affascinante signora. Si intuisce presto che il coté sit-com non potrà essere univoco, la situazione presenta risvolti intriganti che potranno piegare verso il thriller. La presenza di Claude nella casa dell’amico si fa compromettente, per lui, per tutti i componenti della famiglia e anche per Germain, il quale si mostra sempre più coinvolto nel gioco di finzione-realtà tracciato dal ragazzo, in quel suo “continua” ormai quasi ossessivo. Lo stesso professore comincia a mostrare un disagio nella propria vita privata, una “estraneità” alle problematiche della moglie Jeanne (Kristin Scott Thomas), impegnata a condurre una galleria d’arte contemporanea (peccato la banalità della presa in giro della moda di forzare certe invenzioni estetiche in funzione mercantile), e perfino alla contiguità della vita coniugale. Non è il caso di rivelare la conclusione dell’ “indagine” seriale condotta con scrupolo letterario e insieme con puntigliosa partecipazione dal duo – inscindibile da un certo punto in poi – allievo/insegnante. Gustosissime e argute le annotazioni del ragazzo e altrettanto inquietanti i suggerimenti del professore, il quale passa dall’interesse teorico e dall’istanza letteraria e filosofica all’attrazione verso implicazioni più “aderenti” alla situazione reale. Ed è proprio il progressivo coinvolgimento di Germain nell'”esercizio” di annotazione e scrittura a rafforzare la prospettiva teoretica che sottosta alla costruzione del racconto. Bravissimi gli attori, specialmente Luchini, la cui stessa presenza richiama la memoria di un cinema di coscienza profonda – basti il nome di Rohmer (e anche attrici come Scott Thomas e Seigner portano con sé ricordi di Polanski, Godard, Miller, Schnabel, Pollack, Altman, Hallström). Ciò che distingue il lavoro di Ozon è tuttavia una speciale tensione costruttivistica, per la quale la sostanza poetica del racconto viene bloccata sulla soglia della rappresentazione, sul limitare del suo “quadro” compositivo. Il che, mentre chiarisce il significato, raffredda il senso dell’opera.

Franco Pecori

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18 aprile 2013