La complessità del senso
20 11 2017

Elizabeth: The Golden Age

film_elizabeththegoldenage.jpgElizabeth: The Golden Age
Shekhar Kapur, 2007
Cate Blanchett, Geoffrey Rush, Clive Owen, Tom Hollander, Samantha Morton, Abbie Cornish, Rhys Ifans, Jordi Molla, Eddie  Redmayne, Adam  Godley, Jeremy  Barker, Christian  Brassington.

Nata per essere regina. Cate Blanchet conferma con questa seconda interpretazione di Elizabeth: The Golden Age l’alta prova fornita nel film precedente Elizabeth (primo della trilogia dedicata alla “regina guerriera”), diretto dallo stesso Kapur nel 1998. E anche il regista indiano conferma le proprie qualità, mantenendosi sul gradino su cui già era salito rispetto al pur rispettabile Le quattro piume (2002). Siamo nella seconda metà del XVI secolo. L’ultima dei Tudor nasce nel 1533 e muore nel 1603; protestante, sale al trono nel 1558. Sarà liberale con i sudditi cattolici. Ma Filippo II di Spagna dichiara la guerra santa nel nome di Dio: «L’Inghilterra è schiava del demonio, dobbiamo liberarla». La “Regina Vergine”, “madre del suo popolo” ha da contrastare anche il complotto della cugina Maria Stuart, cattolica. Per gli spettatori è un bel ripasso di storia. Con Elizabeth, gli intenti aggressivi della Spagna si infrangeranno davanti alla costa britannica, si consoliderà il regime di tolleranza religiosa e avrà inizio la conquista del  Nordamerica. Tuttavia l’interesse del regista è concentrato su Elizabeth donna, dal carattere complesso, energico quanto sensibile. I giochi del potere (protagonista Sir Francis Walsingham/Rush, consigliere della regina), gli apparati e i rituali di corte, sono raccontati con chiarezza e dignità scenografica. I momenti “forti”, torture comprese, non sono insistiti, né hanno il difetto – diffusissimo nel cinema in costume – di travalicare esteticamente l’epoca che rappresentano. Verosimile e non per questo di minore impatto spettacolare lo scontro navale che segna la sconfitta della flotta spagnola, grazie anche all’eroismo di Sir Walter Raleigh (Owen), il “pirata” dei mari che già pensa al Nuovo Mondo e fa “impazzire” la stessa regina. E’ una passione che quasi diventa centrale nell’economia del film e da cui Elizabeth rischia di restare travolta. Kapur la spinge ai limiti del romanticismo, ne contiene però con stile britannico le punte emozionali e ne addolcisce (forse fin troppo) la soluzione con una “chiusura” sentimentale che riporta tutta la storia entro i binari della regolarità anche religiosa.

Franco Pecori

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26 ottobre 2007