La complessità del senso
21 09 2017

La frode

Arbitrage
Regia Nicholas Jarecki, 2012
Sceneggiatura Nicholas Jarecki
Fotografia Yorick Le Saux
Attori Richard Gere, Susan Sarandon, Brit Marling, Tim Toth, Monica Raymund, Nate Parker, Graydon Carter, Laetitia Casta, Josh Pais, Evelina Oboza, Bruce Altman, Stuart Margolin, Larry Pine, Austin Lysy.

Fondi d’investimento. Il gioco dei milioni corre a New York sul ciglio del burrone. Le ricchezze accumulate se ne possono andare per un incidente che non c’entra con le trattative e i rischi di società finanziarie, di bolle speculative e di abili espedienti nel traffico di denaro. Arriva il giorno in cui un abile detective, Michael Bryer (Tim Roth) fa la domanda imbarazzante: «Chi ha aperto a calci lo sportello?» Già. Normalmente lo sportello dell’auto dalla parte del guidatore non si apre prendendolo a calci. Ma questa volta la macchina era ridotta a rottame e accanto al guidatore sedeva una giovane bionda, la quale non s’era più risvegliata dall’impatto e non avrebbe potuto raccontare come fosse andata. Si chiamava Julie (Laetitia Casta) e stava correndo con Robert Miller (Richard Gere) verso un momento d’amore risarcitorio delle sofferenze anche sentimentali di un rapporto extraconiugale non proprio pacifico. Robert l’amava senza però lasciare la moglie Ellen (Susan Sarandon), preziosa e saggia compagna di una vita complicata quale può essere la vita di un uomo che arriva a controllare un impero finanziario. Robert aveva portato Julie fuori strada, s’era capovolto con lei, stralunato e stremato dal cumulo di difficoltà economiche che proprio in quel momento non gli lasciavano respiro. E disperato, era riuscito ad aprire lo sportello e cercare aiuto – operazione non facile e che lo avrebbe portato perfino a complicazioni ulteriori, ma questo lo si vedrà più avanti nel film. Trascinatosi dolorante fino a casa, aveva tentato di riprendere il filo della giornata accanto a Ellen. Un Gere così stravolto e sul filo della disperazione, con un volto urlante di dolore non s’era mai visto. E invece qui l’attore è bravo a sostenere il carico “insopportabile” delle avversità, fino a ricondurre la propria esistenza a quella “normalità” crudele e “necessaria” qual’è richiesta dalle leggi implacabili della ricchezza. Robert ha 60 anni, è colpito dal tragico imprevisto mentre sta cercando di vendere a una banca la propria impresa che non regge più agli scricchiolii dovuti all’intreccio di comportamenti fraudolenti. C’è di mezzo, incolpevole, anche la figlia Brooke (Brit Marling), la quale gli ha sempre dato il proprio impegno lavorativo nell’illusione di muoversi sui binari della correttezza. I dettagli della vicenda, in forma di thriller, li lasciamo allo spettatore. Lo scrittore americano Nicholas Jarecki, documentarista e ora debuttante alla regia nel lungometraggio, si destreggia nel mondo della speculazione puntando a conservare la chiave umanitaria per lasciare uno spiraglio alternativo al trionfo del potere. Il racconto è coinvolgente, il cast è adeguato. Fa difetto però il ricorso a un personaggio simbolo, sul quale è scaricato il peso del riscatto morale di Robert. È il giovane nero (Kate Parker) al quale il protagonista si rivolge per tirarsi fuori dalle conseguenze dell’incidente d’auto. Qui la sceneggiatura rischia di mettere in crisi il buon equilibrio con cui è costruito il ruolo di Gere, di un uomo complesso, non tutto cattivo né buono ma dalle giuste sfaccettature per farlo vivere nel difficile, e per certi versi orrendo, mondo della finanza.

Franco Pecori

Print Friendly

14 marzo 2013