La complessità del senso
11 12 2018

Le passioni e il loro standard

Filosofia e linguaggio vanno insieme, parole “a prescindere” non ve ne sono, frasi fatte (assolute) nemmeno. Nella storia, può capitare che le parole, si incrocino in modo nuovo, proponendo così nuovo senso.

Nei giorni successivi alle dimissioni (28 febbraio 2013) del Papa Benedetto XVI, in vista del Conclave per eleggere il successore di Joseph Ratzinger, il cardinale scozzese Keith O’Brien, capo della Chiesa cattolica britannica, ha rinunciato ad unirsi agli altri partecipanti. Si è infatti dimesso dall’incarico. Nell’ammettere la fondatezza delle accuse circa il proprio comportamento, O’Brien si è espresso in questi termini: «La mia condotta sessuale è scesa al di sotto degli standard che ci si doveva aspettare da me come prete, arcivescovo e cardinale». Come non notare l’eccentricità della parola standard in un contesto così formalmente religioso? In un probabile elenco di “luoghi” referenziali, non figura l’ambito ecclesiale, mentre viene da pensare alle aziende, all’economia, alla tecnologia, alle scienze applicative. Non si era mai pensato che Gesù avesse cacciato i venditori dal tempio ritenendoli al di sotto degli standard delle Tavole.

 

Negli stessi giorni, però all’inverso, qualcosa di simile si è notato nel linguaggio dei mass media. Si dava conto dell’affollarsi di appuntamenti di Silvio Berlusconi al cospetto dei Tribunali della Repubblica italiana e si notava come alla ripresa del processo “Ruby” si dovessero aggiungere il prevedibile arrivo a sentenza della vicenda Unipol e la prosecuzione in Appello del processo Mediaset per frode fiscale. Si diceva che per l’ex premier sarebbe stata una «settimana di passione», parole arrivate proprio in vista della Settimana Santa, ricorrendo la Pasqua il 31 di marzo. Come minimo, si è trattato di un curioso incrocio, che ha prodotto uno scambio di senso non indifferente tra standardizzazione e passione.

 

Franco Pecori

 

 

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4 marzo 2013