La complessità del senso
16 10 2017

Studio illegale

Studio illegale
Regia Umberto Carteni, 2011
Sceneggiatura Federico Baccomo, Francesco Bruni, Umberto Carteni, Alfredo Covelli
Fotografia Vladan Radovic
Attori Fabio Volo, Zoé Félix, Ennio Fantastichini, Nicola Nocella, Jean-Michel Dupuis, Marina Rocco, Ahmed Hafiene, Pino Micol, Federico Baccomo, Isa Barzizza, Erika Blanc, Luisella Boni.

Non ci si chieda di essere indulgenti con Andrea Campi, avvocato rampante. Fabio Volo, nei panni di Andrea, ce lo chiede nell’ultima inquadratura, mentre abbraccia in modo quasi definitivo Emilie (Zoé Félix), la donna che lo ha fatto innamorare  e disperare per buona parte del film, intrecciando con lui un andirivieni di approcci e di equilibrismi tra sentimenti e carriera. Lo sguardo ammiccante, un po’ supplice e un po’ malizioso, per scaricare verso il pubblico le indecisioni di una vita di compromessi e di ambizioni frustrate sa di sintesi un po’ troppo sbrigativa, sintesi di quello che è stato e rimane l’esempio più rappresentativo del carattere “accomodante” dell'”italiano” Sordi, cattivo e buono, vigliacco ed eroe, onesto, furfante e sempre “innocente”. Sintesi sbrigativa e però ben curata e soprattutto andante senza sosta. Mai fermarsi a riflettere. Una battuta e via, un’altra e ancora un’altra. Ci si sente lepre inseguita dai cani, i cani del padrone. Il padrone può essere, volta a volta, la radio, la televisione, il cinema, ogni mezzo che sia fonte di modelli di comportamento: l’importante – pensa il protagonista “bravo e simpatico” – è non prendersi mai la responsabilità diretta di ciò che accade nella finzione. Al momento buono, magari sul finale prima di andare via, un sorriso salverà il compromesso, poi si vedrà. L’importante è salvare il personaggio, salvarsi. Una serie fittissima ed esclusiva di quadretti minimi, tutti risolti nel giro stretto di qualche secondo, sviluppa una tipizzazione totalizzante che non dà respiro. Le figure impongono la propria ragion d’essere impedendo ai personaggi di nascere a vita propria. Da sempre in poi, tutto corrisponde ed è riconoscibile. Come dire: il mondo d’oggi è quello che è. Senza noia, se si sta dentro, con qualche irritazione se si tenta di uscire. Andrea non stima il lavoro che fa, in uno studio milanese di diritto internazionale – acquisizioni e speculazioni, clienti importanti, arabi dietro la porta. Non lo stima, ma lo fa. La carriera al primo posto, a costo di dover fare finta di niente. Anche con Andrea stesso. Il suo capo (Ennio Fantastichini), cinico e volgare, ne prefigura i propabili esiti. Un futuro agghiacciante. Da suicidio, almeno secondo il collega che uscendo improvvisamente dalla finestra ha lasciato ad Andrea il modo di proseguire al suo posto la trattativa su una ditta farmaceutica di Treviso. Forse non gli andava di fare le ultime riunioni a Dubai e nel deserto là intorno. Il fatto è che, mentre ancora si prepara al compito, Andrea si trova davanti l’ostacolo più duro mai incontrato prima. A rappresentare la controparte c’è la bella e implacabile francese Emilie – Félix, piombata dai trionfi di Giù al Nord (2008). Un vero guaio, dovrà lavorare di gomito per pulire e ripulire gli scrupoli e i falsi scrupoli di crudeltà professionali che in altri momenti sarebbero state soltanto ordinaria amministrazione. Ma lei, Emilie, non è da meno. L’avvocatessa gioca ad armi pari, la partita è così incerta che non sapremo mai il vero risultato. Sì, dopo il deserto arabo, ci sarà un aperitivo davanti alla Tour Eiffel, un bacio e un abbraccio. Ma quello sguardo verso di noi non potremo non considerarlo.

Franco Pecori

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7 febbraio 2013