La complessità del senso
20 11 2017

Re della terra selvaggia

Beasts of the Southern Wild
Regia Benh Zeitlin, 2012
Sceneggiatura Lucy Alibar, Benh Zeitlin
Fotografia Ben Richardson
Attori Quvenzhané Wallis, Dwight Henry, Levy Easterly, Lowell Landes, Pamela Harper, Gina Montana, Amber Henry, Jonshel Alexander, Nicholas Clark, Henry D. Coleman, Kaliana Brower, Philip Lawrence, Hannah Holby, Jimmy Lee Moore,  Marilyn Barbarin, Big-Chief Alfred Doucette, Jovan Hathaway, Kendra Harris.
Premi Sundance 2012, Gran Premio Giuria e Fotografia. Cannes, Caméra d’Or.
Film della Critica Designato dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani (SNCCI).

Natura nemica o civiltà nemica? Hushpuppy (Quvenzhané Wallis) non si pone il problema, lei è una bambina “selvaggia”, nata e cresciuta nella “Grande Vasca”, abituata alle ondate di maltempo che alluvionano la zona paludosa nel Sud della Louisiana. La comunità che vive nel villaggio, separato dalla “civiltà” a causa di una diga, resiste con testarda convinzione agli ordini di sgombero che arrivano dalle autorità, ordini questa volta ancor più perentori per via della gravità del disastro previsto: si sciolgono i ghiacci, “risorgono” gli Aurochs, animali preistorici la cui immagine paurosa Hushpuppy è già pronta a elaborare in fiaba. Infatti la bambina non sembra preoccuparsi della catastrofe imminente, è molto più interessata a vivere il suo rapporto affettuoso e conflittuale col padre Wink (Dwight Henry), lasciato dalla moglie a badare alla crescita della figlia tra mille difficoltà, non ultima la malattia che lo ha colto e che gli lascia ancora poco da vivere. Wink è un uomo rude, non ha paura di niente, sopporta fatiche e dolori con coraggio quasi animalesco. Arriva l’uragano, il papà con la sua bambina restano lì. Tutto verrà distrutto, case, flora e fauna, eppure la piccola non smette di crescere e di volersi difendere dalle avversità. Presto rimarrà sola e, come le ha preannunciato Wink, toccherà a lei la parte del Re della Grande Vasca. Perfino i mostruosi Aurochs fermano la loro corsa davanti allo sguardo fiero e “magico” della bambina. Condotto sul filo teso tra documentario e fiaba, il film d’esordio di Benh Zeitlin ha la forza immaginativa di una necessità poetica che sa di ultima speranza per un mondo avviato alla rovina, un mondo le cui avversità sembrano ormai al limite dell’irreparabile, soprattuto nella parte meno protetta di un’umanità lasciata a se stessa. Ma prevale la fiaba o, se si vuole, lo sguardo di Hushpuppy: con la bambina la madre-terra sembra rinascere, il mondo si salva al femminile grazie alla limpida fierezza di Hushpuppy. Zeitlin s’immedesima nel suo sguardo (bravissima la piccola attrice) e non sembra preoccuparsi troppo dei discorsi che si potrebbero fare in antropologia, forse giustamente. Fatto sta che il suo film “indipendente” è piaciuto ai festival internazionali più importanti, dal Sundance a Cannes, a Deauville, a Los Angeles, a Londra. E ha colpito anche il presidente delle Stati Uniti, Barack Obama. Un presidente che di uragani purtroppo se ne intende.

Franco Pecori

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7 febbraio 2013