La complessità del senso
23 11 2017

Looper – In fuga dal passato

Looper
Regia Rian Johnson, 2012
Sceneggiatura Rian Johnson
Fotografia Steve Yedlin
Attori Bruce Willis, Joseph Gordon-Levitt, Emily Blunt, Paul Dano, Noah Segan, Piper Perabo, Jeff Daniels.
Premi Sundance 2005, Premio Speciale Giuria.

Il passato, il futuro. Non sappiamo a quanti piacerebbe andare su e giù, entrando e uscendo da se stessi, sapendo e non sapendo e soprattutto potendo fare ben poco per modificare il “destino”, tranne una cosa: eliminare, uccidere. L’invenzione di Rian Johnson (Brick, passato nella Settimana della critica di Venezia nel 2005) è alquanto perversa e ci tiene in sospeso per quasi due ore, immersi in una situazione plumbea dalla quale non sappiamo come potremmo uscire se per caso capitasse proprio a noi ciò che capita al protagonista. Joe (Joseph Gordon-Levitt, Brick, 500 giorni insieme, G.I. Joe: La nascita del cobra, Inception, Il cavaliere oscuro – Il ritorno) fa la bella vita mettendo da parte lingotti d’argento “guadagnati” sparando con una sputafuoco ammazzaelefanti e uccidendo vittime predestinate che qualcuno o qualcosa gli fa comparire davanti con cadenza regolare. Chi procura al killer/looper quelle vittime incappucciate? E da dove vengono? Vengono dal futuro. Il loro “viaggio” è stato reso possibile dall’invenzione di una “miracolosa” macchina del tempo: qualche “angioletto” ha pensato bene di prevenire di una trentina di anni la legalizzazione del fantascientifico congegno. Grazie alla macchina, il mondo sarà praticamente nelle mani di un misterioso “sciamano” e della sua originale idea trasformistica. La malavita al potere, ovvio. Per Joe le cose sembrano filare lisce finché un bel giorno spunta davanti al suo fucilotto nientemeno che Bruce Willis, pardon: Joe stesso invecchiato di 30 anni. Diciamo uno che sa tutto della vita, specialmente della vita di Joe! E siccome il futuro non si presenta bene, il dramma è chiaro: eliminarlo? Può darsi che abbiamo semplificato un po’ troppo, forse incoraggiati dal modo alquanto confuso con cui Johnson ha pensato di complicare il racconto. Vedrete comparire un personaggio femminile, Sara (Emily Blunt), la cui identità resta incerta per quasi tutto il tempo, e vedrete un bambino-fenomeno dai poteri non proprio normali. Divertitevi a spiegarveli.

Franco Pecori

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31 gennaio 2013