La complessità del senso
23 09 2018

Pasquarosa, pittrice in scena

Autentica energia poetica, riemerge dalla memoria artistica degli anni tra le due guerre la figura di Pasquarosa Bertoletti Marcelli (1896-1973), pittrice di scuola romana, nata ad Anticoli Corrado da una famiglia di contadini e, ancora giovanissima, modella di artisti importanti: Felice Carena, Nicola D’Antino, Nino Bertoletti – di quest’ultimo diverrà poi moglie e compagna. “Voce nuova della pittura contemporanea”, la definì Emilio Cecchi e poi la presentò all’Arlington Gallery di Londra per la personale del 1929. Pasquarosa si affermò a livello nazionale partecipando anche a Biennali di Venezia e Quadriennali. Portava nell’arte la spontaneità e la “presa diretta” con i colori della terra e trasferiva sulla tela la profonda sensibilità di una donna semplice, dai sentimenti essenziali. Nel 1953 vinse il premio Marzotto, ex aequo con Mario Mafai.  In un periodo di rivisitazioni, rifacimenti e di eterne discussioni sulla funzione dell’arte, è da sottolineare l’iniziativa coraggiosa e giusta di due attori/autori come Gloria Sapio e Maurizio Repetto, i quali, col prezioso contributo dei ricordi del nipote della pittrice, Paolo Bertoletti, hanno voluto mettere in scena Pasquarosa (Teatro Due Roma, 8-10 gennaio 2013) e ridare corpo all’anima di un’artista lontana dalle accademie e piena di vita percettiva. “Un gioco della memoria”, scrive Bertoletti nella postfazione al libro (Edizioni Studio 12) che ripropone il testo teatrale: “Un tentativo di non disperdere del tutto le tracce di un’epoca recente eppure ormai obsoleta, spesso anche per gli specialisti”. Ed è lo spirito secondo il quale hanno lavorato Sapio e Repetto, non solo per quest’ultima opera ma nella loro ricerca sul territorio della Valle dell’Aniene, dove si trova appunto Anticoli Corrado, “il paese delle modelle e delle belle donne”, con le quali diversi artisti “si sposarono fondando delle vere e proprie comunità”, il paese dove Luigi Pirandello scrisse in parte I giganti della montagna. E anche col grande scrittore Pasquarosa e il marito ebbero amichevole frequentazione. Il lavoro su Pasquarosa andato in scena con successo a Roma (In video Moira Curti, musiche a cura di Silvestro Pontani, luci di Iacopo Valentini) ha anche un apprezzabile valore letterario, come si rileva dal testo, presentato da Isabella Peroni.  Basta già leggere il monologo col quale si apre Pasquarosa. La protagonista parla tra sé e sé, le luci di sala calano lentamente mentre si alza uno stretto cono di luce…

«Io, io, io… Io verde. Io nera. Nera terra, terra scura, terra di mani, di piedi, ocra di zolle, gialla di fango… terra di Siena. Io azzurra, di acqua, di fiume, io fluviale, pluviale, perché sotto la terra c’è il fiume e sopra il cielo, blu, indaco, turchese e il verde sono le foglie, sono le colline, verde tenero di primavera, bosco d’estate, verde grigio d’inverno, quasi bianco e d’autunno mischiato al rosso, al giallo, al marrone». Verde raggrumato all’orizzonte, a virgole, a riccioli, che sono poi alberi o cespugli. E tra i sentieri sali, sali sempre, per i viottoli, per le scale, asali per la strada, bianca sterrata, bianca di polvere sui piedi nudi, sulle scarpe grosse, che non mi stanno, che non devo sporcare perché io le scarpe ce le ho, ce le ho di un fratello grande, di un cugino, chissà, sono scarponi con le stringhe, e sopra la gamba è sottile, e le braccia, le mani, senza carne, sottili, sottili, ma gli occhi sono grandi sopra gli zigomi grandi e guardano là, dove ancora non sono stata ma un giorno sarò. Io salgo, salgo sulle sterrate, salgo tra i rovi e i sassi e la terra battuta verde di erba, salgo tra i musi di roccia, le felci, i castagni e le viole selvatiche. Tra le stalle, tra le bestie, salgo. Passo il fontanile, passo la fontana, il ponte dove l’acqua cade. Passo l’arco e arrivo tra le case basse, le case umide e scure, dove dentro ci sono occhi che mi guardano passare, dove dentro c’è il lampo di fuochi, rossi, cremisi, di fiamme e paglie. Passa il vento negli androni, anch’io mi siedo per riposare ai vecchi portoni. Con quelle braccia sottili, su quella piccola testa anch’io porto i secchi con l’acqua, le legna da bruciare, il pastone per gli animali da mangiare. Il maiale. Che poi si ingrassa lui, io no. Io con le dita piccole faccio piccoli pezzi di pane e sulle spianate, piccoli pezzi di polenta con sopra qualche goccia di sugo scuro che cola dalla carne scura. La carne vera no, la carne è per l’uomo che va a faticare. Io siedo davanti al portone e guardo verso dove dovrò andare, verso dove un giorno andrò, oltre le colline. Ho la pezza, ho il grembiale, ho le scarpe e il busto nero. Non mi piace il busto, mi sta stretto, ma lo portiamo tutte qui Natalia, Margherita, Angelina, Pompilia, anche quelle che le scarpe non ce l’hanno. “Pasquarosè.. e sta ferma mò, che te fanno il ritratto, te fanno la foto, devi età ferma come uno che conta fino al sette, fino al sei…“. Ferma ce sto, ce so stare, ma non so contare, non so nemmeno leggere, non so nemmeno scrivere, la scuola è il fiume e per bambole abbiamo i sassi. Però so pensare. E mentre io sto ferma i pensieri che penso volano via. Pensieri di bianco, di grigio e d’arancio, pensieri di pecore, di acqua, di pozze, di pioggia, di Pasqua, di rose, di Pasqua delle rose, pensieri di Pasquarosa». Musica. Il cono di luce sfuma e si alza una luce più diffusa, più concreta, Lei si siede. Inizia a parlare in maniera diretta col pubblico.

Franco Pecori

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Il progetto di Gloria Sapio e Maurizio Repetto si configura ulteriormente e si conclude nei giorni 23, 31 maggio e 7 giugno 2014, nella Villa Strohl-fern, a Roma. Il Museo Studio Trombadori, unico atelier d’artista ancora perfettamente conservato tra i molti che vi sorgevano dalla fine dell’Ottocento al dopoguerra, ospita la presentazione del testo teatrale Pasquarosa – studio per una pittrice (Studio 12 editore) – interventi di Cecilia D’Elia, Alida Castelli, Donatella Trombadori, Paolo Bertoletti, Carlo Fabrizio Carli, Francesca Lombardi e Gianfranco Calligarich – e due repliche dello spettacolo. Di speciale significato il luogo scelto per la rappresentazione, dato che Pasquarosa visse a Villa Strohl-fern insieme al marito, il pittore Nino Bertoletti.

(aggiornato il 19 maggio 2014)

 

Pasquarosa ha debuttato nel gennaio 2013 a Roma, al Teatro Due, nell’ambito della rassegna Sguardi S-Velati ed è stato presentato a settembre al Festival Internazionale di Pordenone Femina Ridens – L’Arlecchino Errante, con ampio successo di pubblico e critica. L’11 agosto 2014 ancora una messa in scena: Piazza della Chiesa – Riofreddo (Roma).

«In una partitura a due, fatta di rimandi e tessiture emotive, Gloria Sapio e Murizio Repetto (Pasquarosa e Nino), raccontano una vita che attraversa oltre mezzo secolo di storia. Un ritratto di famiglia in un interno, che mette in primo piano gli aspetti quotidiani e borghesi di personaggi come Pirandello, Capogrossi, Guttuso, De Chirico, Tofano, Bontempelli, Corrado Alvaro, Paola Masino e molti altri, restituendo il sapore e il clima di un’Italia colta, sperimentale e innovativa».

(aggiornato l’8 agosto 2014)

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1 febbraio 2013