La complessità del senso
20 11 2017

La cinecerimonia di Oshima

Nagisa Oshima

Il grande regista giapponese (Kyoto, 31 marzo 1932 – Fujisawa, 15 gennaio 2013) lascia un’importante lezione di cinema. Arrivato in Italia per merito della Mostra di Pesaro nel 1971, il suo lavoro resta, al di là del valore estetico delle singole opere, un esempio di ferma lucidità critica, sia nei riguardi del cinema stesso sia verso la storia del Giappone. Come rarissimamente accade in arte, Oshima ha saputo realizzare il “miracolo” della sintesi cristallina tra sentimento e pensiero, donandoci capolavori esemplari per capacità riflessiva. Film come L’impiccagione (1968), La cerimonia (1971), L’impero dei sensi (1976), Furyo (1983) dimostrano la possibilità della vera coscienza, della consapevolezza e della sapienza dell’essere al mondo, persone storiche. L’uso della simbologia, essenza della cultura orientale, non rischia mai l’accademia, le figure si sostanziano di vita (e di morte) esemplare. Purtroppo, per le solite ragioni del botteghino, al pubblico più vasto è arrivato il richiamo distorto di un cinema “erotico”, molto lontano dalla visione di Oshima.

Riproponiamo la recensione di Gishiki (La cerimonia), risalente al quasi immediato dopo-sessantotto: già allora era possibile apprezzare non solo immagini di scontri tra studenti e polizia. “Il significato del telegramma iniziale di Terumichi – Terumichi morto stop Terumichi – potremo coglierlo solo alla fine del film” … Leggi il seguito.

 

Print Friendly

16 gennaio 2013